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L’ex fidanzato “gancio” tra le vittime e maestro Lino: “Mi disse di chiudere con loro”

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Il santone Pasquale Gaeta, alias maestro Lino, in tribunale

Il santone Pasquale Gaeta, alias maestro Lino, in tribunale


Acquapendente – È ripreso ieri con l’ascolto di due “bevitori di urina” il processo al santone di Acquapendente. Si tratta del regista teatrale e dell’animatore che lo avrebbero presentato alle presunte vittime, uno dei quali ex fidanzato di entrambe. Imputato il sessantenne napoletano Pasquale Gaeta, accusato dalla pm Paola Conti di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale su due adepte nonché di esercizio abusivo della professione di psicologo. Reati che avrebbe commesso tra il 2018 e il 2019. Per lui solo “psicodramma”. Ci sarebbe inoltre una terza “discepola”, amica di una delle due parti offese, che sarebbe scappata da Acquapendente dopo che l’imputato l’aveva toccata e aveva provato a baciarla.


Le Iene - Il servizio da Acquapendente

Le Iene – Il servizio sul santone di Acquapendente 


Amici di vecchia data e originari di Palermo, i due testimoni sono per l’appunti un animatore e un autore teatrale quarantenni. Quest’ultimo fidanzato con entrambe le parti offese, ai tempi dei laboratori teatrali di Bologna. Sia la figlia di Virginia Melissa Adamo, sia la  trentenne che si è costituita parte civile contro Pasquale Gaeta – Denise e Giulia – avrebbero conosciuto tramite lui il maestro Lino.  

L’animatore sarebbe stato il primo a giungere ad Acquapendente con Denise: “Lei dormiva nella camera matrimoniale con Lino e se c’era la moglie dormivano tutti e tre insieme”. Non sa se Gaeta e Denise  facessero sesso, né di abusi, ma li avrebbe sentiti litigare: “Lui aveva un atteggiamento da leader con tutti, era una figura carismatica”. 

“Lino parlava spesso di angeli e aveva un contatto in sogno col suo angelo personale, di notte, mentre dormiva – ha proseguito – è stato l’angelo a dirgli del terremoto di Acquapendente”. Per questo la “setta” si sarebbe trasferita nell’Alta Tuscia.

“L’idea era di fare qualcosa nel sociale e il fatto che ad Acquapendente sarebbe venuto un fortissimo terremoto ci avrebbe permesso di aiutare gli altri”, hanno detto i testi. 

“Gaeta mi consigliò di chiudere con entrambe”, ha ammesso il regista teatrale, ex fidanzato delle presunte vittime del santone.


Il pubblico ministero Paola Conti

Il pubblico ministero Paola Conti


“Per me Lino era una figura positiva, mi fidavo di lui, era un punto di riferimento, mi stava aiutando da un punto di vista spirituale, potrei averlo definito il mio maestro spirituale, mi attirava la sua conoscenza delle cose”, ha aggiunto il quarantenne, interrogato dall’avvocato di parte civile Vincenzo Dionisi sulla circostanza. 

“Denise era altalenante nel periodo di Acquapendente, a volte solare, altre scura. Dopo che è venuta fuori la vicenda è diventata inavvicinabile mentre io mi sono sottratto a Gaeta a causa dello sconforto e del dolore”, ha detto l’ex, con cui ha avuto una relazione e ha convissuto per circa un anno nel 2017.

A fatica ha ricordato di avere sentito parlare di “matrimonio iniziatico ma non del figlio Eleuterio”. La password di Gaeta su Skype era invece di Silvio Saladino, particolare d’interesse della difesa di parte civile.

“Bevevo la mia urina, era un suggerimento di Lino, ma non mi ha costretto”, hanno detto i due quarantenni, parlando della pratica attuata dai membri della comunità Qneud-Questa non è una democrazia. 

Ne avrebbe fatto parte anche un amico della coppia, il primo che avrebbe conosciuto Lino. “Gaeta diceva di essere uno psicologo – hanno spiegato – era una persona colta, consigliava letture, faceva meditazione, studiava i tarocchi”. 

Silvana Cortignani


Virginia Melissa Adamo e Vincenzo Dionisi

Tribunale – Virginia Melissa Adamo e Vincenzo Dionisi all’uscita da una delle udienze del processo


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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