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Paziente obesa morta in sala operatoria, familiari in attesa della verità da oltre sette anni

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Viterbo - L'ospedale di Belcolle

Viterbo – L’ospedale di Belcolle

Paola Conti

La pm Paola Conti

Marco Russo

Il difensore di parte civile Marco Russo

Viterbo – Paziente obesa morta in sala operatoria, familiari in attesa della verità da oltre sette anni.

Ieri è stato il giorno dell’ennesimo rinvio per il processo all’anestesista imputato di omicidio colposo. Nei guai è finito in seguito al decesso di una paziente romana cinquantenne.

La tragedia è avvenuta a Belcolle il 19 aprile 2017, mentre per motivi di salute stava per essere sottoposta a un intervento di bendaggio gastrico.

A distanza di oltre sette anni, quando il processo è a un passo dalla prescrizione, sono rimasti ancora una volta increduli i familiari della vittima, che si sono costituiti parte civile con l’avvocato Marco Russo. Non hanno mai perso un’udienza.

Motivo del rinvio l’improponibile collegamento telefonico con un altro medico anestesista, residente a Perugia, che per motivi di salute non può venire a Viterbo ma che la difesa vuole sentire a tutti i costi.

Peccato che la qualità dell’audio abbia reso impossibile proseguire nell’esame del teste, costringendo il giudice a rinviare al 18 giugno, con l’impegno della pm Paola Conti ad attivarsi lei per raccogliere la testimonianza in videoconferenza nell’aula di corte d’assise, come si fa coi detenuti.

Intanto il tempo per arrivare a una sentenza di primo grado stringe. Come detto, sul processo incombe la prescrizione, prevista per settembre. Se qualcosa dovesse andare storto, il rischio che il colpo di spugna arrivi è forte. Come sanno bene i parenti, le cui espressioni del volto, ieri, la dicevano ancora una volta lunga sui loro sentimenti.

La difesa, oltre all’anestesista di Perugia, ha ancora da sentire una consulente, la professoressa Raffaella Rinaldi, medico legale di parte, venuta apposta ma inutilmente.

L’avvocato Gianfranco Lancellotti, inoltre, ha chiesto di poter sentire un infermiere che sarebbe stato presente tutto il tempo, un teste cui il precedente difensore dell’imputato aveva rinunciato. 

Si è opposto l’avvocato di parte civile Russo, mentre la pm ha sottolineato che a questo punto del processo al più poteva essere avanzata una richiesta ex 507. Il giudice si è riservata di decidere prima della chiusura dell’istruttoria. Tutti hanno concordato che la prossima volta l’infermiere sia comunque presente in aula, qualora dovesse essere ascoltato. 

È proprio il caso di dire che anche un ulteriore minimo imprevisto, a questo punto, potrebbe mettere a rischio la sentenza di primo grado. Che per i familiari, assoluzione o condanna, sarebbe comunque una risposta. La discussione, salvo imprevisti appunto, è in programma entro giugno.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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