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Nepi – Uccise l’asina di Andrea Lo Cicero con una fucilata, alla sbarra il cacciatore contro il quale l’ex azzurro del rugby si è costituito parte civile.
Ieri la testimonianza del proprietario dell’animale ha fatto entrare nel vivo il processo. Era l’8 novembre 2020. Zaira, questo il nome della povera bestiola, era uno degli asinelli allevati dal campione per la pet-therapy per bimbi diversamente abili.
Lo Cicero è venuto in tribunale, assieme al suo avvocato, ribadendo al giudice la volontà che l’imputato venga punito. Si tratta dell’ottantenne che quella domenica pomeriggio di tre anni e mezzo fa pare fosse in una squadra che stava partecipando alla caccia al cinghiale. Sono stati sentiti anche il perito balistico e un cacciatore. Devono invece ancora essere ascoltati i forestali intervenuti e il medico legale che ha constatato il decesso dell’animale.
“Bastardi, c’è una recinzione, guarda cosa hanno fatto, hanno ammazzato un animale, era come una figlia per me, non si può fare”, le grida disperate di Lo Cicero nel drammatico video diffuso su Facebook, girato tra i singhiozzi subito dopo il fatto, in cui accarezza il capo della povera bestiola morta, in attesa dell’arrivo dei carabinieri forestali.
L’asina di Andrea Lo Cicero uccisa da un cacciatore
È successo a Nepi, nella frazione di Umiltà, dove Lo Cicero vive da diverso tempo con la famiglia nella fattoria “I Scecchi” dove, tra diversi animali, alleva asine destinate anche all’onoterapia, pratica ritenuta molto efficace nell’affiancamento delle terapie motorie per i bambini disabili e con sindrome di Down.
“Sono vivo per miracolo – ha ricordato a Tusciaweb il 48enne Lo Cicero, incontrato all’ingresso del palazzo di giustizia di Viterbo – ero fuori con mia moglie Roberta e mio figlio per dare da mangiare agli animali, poteva avere ucciso uno di noi, mio figlio, me o mia moglie, quando ha sparato colpendo l’asina, che è morta. Dopo di che ha detto ‘te la ripago la bestia’ e ha fatto per andarsene. Al che naturalmente l’ho fermato”.
La fucilata sarebbe stata sparata con un’arma in grado di colpire fino a tre chilometri e mezzo, a una distanza di 26 metri dal bersaglio e a 60 metri dalla fattoria di Lo Cicero. “Non poteva non saperlo, visto che la ‘casa di caccia’ si trova ad appena 30 metri”, ha spiegato in aula il rugbista, ribadendo che per lui gli animali sono come i familiari.
“L’asina è morta tra le mie braccia, ma io non potevo fare niente. Mia moglie e mio figlio hanno assistito alla scena straziante senza poter fare nulla per salvare Zaira”, ha sottolineato.
Quando era pilone della nazionale italiana di rugby Lo Cicero, un metro e 87 di altezza, era noto con il soprannome di “barone”, il campione che nella primavera del 2006 ha dato un contributo fondamentale allo storico pareggio col Galles nel torneo delle sei nazioni.
In una intervista rilasciata il successivo 3 settembre, mentre assisteva dal comune al Trasporto della Macchina di Santa Rosa, si diceva innamorato della Tuscia, preannunciando di volersi trasferire a Nepi. “Il mio sogno – diceva l’allora trentenne campione di rugby – è aprire un’azienda agricola specializzata nella produzione di latte d’asina per i bambini intolleranti e un centro ippoterapico per i diversamente abili”.
Silvana Cortignani
Gli asini di Andrea Lo Cicero
– “Un cacciatore ha sparato senza scrupolo e ucciso una delle mie asine”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

