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Si avventa contro sei penitenziari e ne ferisce tre, detenuto condannato a un anno e mezzo

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Viterbo - Il carcere di Mammagialla (nel riquadro un'auto della polizia penitenziaria)

Viterbo – Il carcere di Mammagialla (nel riquadro un’auto della polizia penitenziaria)


Viterbo – (sil.co.) – Era il 12 marzo 2020 e in Italia era appena scattato il lockdown quando, a Mammagialla, un detenuto ha dato escandescenze scagliandosi da solo contro sei poliziotti che accusava di avere portato il Covid dentro il carcere. Aveva l’alito vinoso. Del vino fatto con la frutta marcia dentro il carcere.

Per uno degli agenti della penitenziaria è finita con una brutta frattura a un dito della mano per 40 giorni di gesso, mentre altri due hanno riportato lesioni più lievi, ma pur sempre medicate al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, nel tentativo di contenerne la furia.

Tra i testimoni  il medico della casa circondariale “Nicandro Izzo” di Viterbo, che una volta trasferito il detenuto dal reparto all’infermeria, lo ha visto gettarsi per terra e dare testate sul pavimento, prima di riuscire a calmarlo con una iniezione di Valium. 

Protagonista del violentissimo episodio un 37enne extracomunitario, schedato sulla banca dati Afis con due alias, condannato ieri a un anno, 6 mesi e 10 giorni di reclusione dal giudice Ilaria Inghilleri. L’accusa aveva chiesto una pena di 9 mesi. Era accusato di resistenza e lesioni a pubblici ufficiali.

“Voleva assolutamente fare una telefonata nonostante non fosse l’orario”, hanno spiegato due dei poliziotti intervenuti quando è scattato l’allarme. “Quando gli è stato detto che era impossibile, perché fuori orario non c’era il personale addetto, ha cominciato a tirare pacchi di pasta fuori della cella, a sbattere, a rompere tutto quello che aveva a portata di mano e a tirarlo agli agenti”, ha confermato anche il secondo e ultimo teste dell’accusa.

“Era ubriaco e forse sotto l’effetto di stupefacenti – hanno spiegato – i detenuti si fanno del vino facendo marcire la frutta e riescono anche a far entrare della droga”. “A un certo punto ha cominciato a urlare che noi penitenziari avevamo portato il Covid dentro le carceri e a minacciarci di morte, gesticolando con le mani a pugno e sferrando calci, per cui abbiamo deciso per il suo bene di portarlo in infermeria”. 

In sei hanno avuto difficoltà. “Dava testate sul muro, si buttava per terra, scalciava. Era ingestibile, ha fatto male a tre di noi. Nonostante avessimo tentato in tutti i modi di farlo ragionare e calmare, ma era troppo alterato per stare a sentire. Solo dopo la puntura del dottore si è calmato”. 


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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