La Stella azzurra nel 1973
Viterbo – Scrive il poeta: “Ricordo quale forma aveva nei miei occhi il domani nel tempo non-tempo di quel crepuscolo invernale, rotola il pallone tra gli alberi-pali di una porta improvvisata… È gol!, gridiamo, leviamo le braccia al cielo, io vedo, chiara e distinta, allora, la linea che divarica la croce dei destini nostri, il futuro senza forma di ciascuno di noi, ritorno in me, le braccia ricadono sui fianchi…”
L’oratorio di via Oslava nel 1970 con ancora un solo piano
Giocavamo dappertutto. Sull’asfalto di strade secondarie. Sui lastricati dei cortili. Sulla terra battuta fra buche senza fondo, all’ombra di oliveti scampati ai palazzi. Ginocchia sbucciate all’ordine del giorno. Le nostre porte erano alberi, cartelle di libri, pile di mattoni fregati da qualche cantiere nei dintorni. Il pallone: rigorosamente santos. O supertele. Non esisteva fuorigioco, non c’erano linee di fondo, valeva la carambola sui muri. Giocavamo sempre e comunque. Sotto qualunque cielo. Ed erano partite interminabili. Partite leggendarie. Specie a primavera, quando il sole sembrava non voler morire all’orizzonte. Ci affrontavamo due contro due. Ma anche diciassette contro diciannove. Eravamo orde chiassose-dispettose. Eravamo feroci e rissosi. Eravamo farfarelli spietati. Peterpan senza disciplina. Che ne sappiamo più! Perché, quando avevi quegli anni, la vita poteva ancora apparire come una lucente via Pàl. Un’avventura meravigliosa.
La Stella azzurra nel 1974
E poi, a via Oslavia, c’era l’Oratorio. E c’era il suo Campetto. Qualcuno li aveva incardinati lì, Campetto e Oratorio, al posto di un terreno dei Micara, nel cuore di un giovane quartiere: i Cappuccini. In un tempo antico, prima che noi nascessimo, un tempo prima di ogni altro tempo. Piantati proprio lì a segnare la strada: perché poi non la smarrissimo, quella strada, nel labirinto della vita adulta. Oratorio e Campetto tracciavano la rotta del nostro futuro, dei nostri destini: seconda stella a destra. Era una Stella Azzurra. Che potevamo noi saperne davvero del sudore, della pazienza, della benzina, della dolcezza che quegli uomini, quei padri di famiglia investivano su di noi. Per farci uomini migliori. Erano allenatori degni d’Omero, come i Ciacci o i Della Rocca; ma c’erano anche i dirigenti: Fortini, Bocchini e tanti altri. E infine. A tolda c’era lui, il comandante di quella variopinta ciurma: don Elio Forti. Ischiano come mia mamma. Era un ragazzo a quel tempo, don Elio, ma a noi sembrava un eroe senza anagrafe, proprio come Achille, come Ulisse. Suo il merito, e della sua pattuglia coraggiosa, oltreché delle nostre famiglie (s’intende), se venimmo al mondo forgiati nel segno di una benigna Stella Azzurra. Se, ancora e sempre, siamo e restiamo solo noi: Quelli della Stella Azzurra.
La Stella azzurra nel 1974
L’appuntamento è per venerdì 24 maggio. Gli organizzatori, capitanati da Silvano Petri, sono una squadra di vecchi amici: Vincenzo Cima, Francesco Muti, Roberto Fortini, Paolo Nevi, Antonello Ricci, Pino Morelli, Massimo Zucchi, Enrico Aquilani, Carlo Milioni e Giuliano Proietti. Il primo tempo della manifestazione andrà in scena alle 18 all’Oratorio della Verità in via Oslavia; il secondo è programmato invece per le 20 sulla strada Cimina, al ristorante-pizzeria “Le Ginestre”. All’iniziativa hanno aderito oltre ottanta fra i “ragazzi” che, in quegli anni, indossarono la casacca della Polisportiva Stella Azzurra. Dopo quasi 50 anni, si ritroveranno finalmente, per dire tutti insieme grazie ai loro “grandi”, agli adulti che spesero tempo e dolcezza per farli diventare uomini migliori.
La Stella azzurra nel 1976
L’inossidabile don Elio Forti su tutti, ovviamente, che venerdì pomeriggio spalancherà le porte del “suo” Oratorio. Ma anche allenatori leggendari come Silvio Della Rocca e Giulio Ciacci, Maurizio Boa, Luigi Angelini e il giovanissimo Lando Sileoni. O dirigenti appassionati e infaticabili come Fortini, Minisini, Bocchini, Brinchi, Iannaccone, De Rosa. Non mancherà un momento per ricordare anche tutti quei “ragazzi” che invece, ahimè, troppo presto ci hanno lasciato: Bruno, Luciano, Alessandro, Angelo, Romualdo, Luca. Una bandiera sventolerà, uno striscione sarà srotolato, una targa verrà scoperta, preziosi-umili doni consegnati, alcune foto esposte, alcune canzoni cantate, tanti aneddoti rievocati. “Arbitrerà” il doppio evento il giornalista Massimiliano Morelli. Siamo solo noi, quelli della Stella L’azzurra! Un pezzo della storia di questa città…
Antonello Ricci




