Tonino Bacci, uno degli arrestati
Soriano nel Cimino – Processo per l’omicidio di Salvatore Bramucci, largo alle difese nel giorno del controesame del luogotenente dei carabinieri che ha ricostruito in aula le indagini coordinate dalla procura. Ancora una volta si è fatta notare la difesa di Antonio “Tonino” Bacci, il cinquantenne romano di Ponte di Nona accusato di essere uno dei due sicari che la mattina del 7 agosto 2022 hanno freddato a colpi di pistola il pregiudicato 58enne nei pressi della sua abitazione, nelle campagne di Soriano nel Cimino.
“Bacci sulla scena del crimine non c’era, è stato incastrato, voleva che pagassero il suo silenzio. Perché chiede un ristoro, perché dovevano pagare il suo silenzio?”, ha detto più e più volte l’avvocato Giancarlo Costa, tornando a puntare il dito sull’assenza di tracce biologiche riconducibili e Bacci e all’altro presunto killer Lucio La Pietra sulla Giulietta a bordo della quale, chi ha sparato a Bramucci, si sarebbe recato a tendergli un agguato all’uscita dalla sua abitazione.
Parlando di “armata Brancaleone” in riferimento al commando armato venuto daRoma per compiere secondo l’accusa il delitto, è andato oltre il legale, le cui conclusioni di volta in volta sono state contestate dal pm Massimiliano Siddi, nel corso del lungo e complesso contro esame del luogotenente dei carabinieri al centro dell’udienza di ieri davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo.
Omicidio Bramucci – Nel riquadro, da sinistra in alto: Elisabetta Bacchio, Sabrina Bacchio, Alessio Pizzuti, Dan Constantin Pomirleanu, Lucio La Pietra e Antonio Bacci
“Un’armata Brancaleone – ha detto Costa – cui solo la sera prima si era aggiunto La Pietra al posto di Alessio Pizzuti. Mentre non si sa ancora chi fosse alla guida della Giulietta rubata, visto che si sta ancora indagando su tal Ismail Memeti detto Tarzan o Flavio, che non si sa chi sia”.
E ancora, parlando del presunto gruppo di fuoco, lo ha definito “una malaccorta conventicola di imbranati”, insistendo di nuovo su quanto fossero “malmessi” per potersi permettere di acquistare “per migliaia di euro” sul mercato nero la pistola, mai rinvenuta, usata per uccidere la vittima.
“Bacci dice di essere andato per altri motivi, ammette la sua presenza a Soriano, ma lontano dalla scena dell’omicidio”, ha ricordato il difensore, alludendo al fatto che, sentito dal pm in carcere dopo l’arresto del 13 settembre 2022, riferì di essere stato “reclutato” dalla sorella della moglie di Bramucci per dare una lezione a Bramucci, per menarlo, per come trattava Elisabetta Bacchio.
Perché il professore non poteva essere un professore, perché il motore non poteva essere un motore, perché il prosciutto non poteva essere prosciutto?”, ha chiesto Costa, mettendo in dubbio le intuizioni investigative legate al presunto linguaggio in codice usato dalla cognata e dalla vedova in quella che per la procura era la pianificazione di un delitto premeditato.
C’è poi la querelle relativa alle strade bianche o asfaltate al quadrivio dove l’assassino ha sparato a bruciapelo a Bramucci, un primo colpo da davanti il Suv sul quale stava viaggiando e gli altri quattro dal finestrino di guida. “Non si spiega come sia possibile che la Smart risulti pulita dai filmati delle telecamere del rientro a Roma, mentre il lunotto della sola Giulietta risulti coperto dalla polvere”, ha ribadito, tirando fuori una vecchia argomentazione. Quindi: “Perché non sono state cercate tracce di polvere da sparo sui tessuti della Smart e della Giulietta? Chi ha sparato doveva esserne sicuramente contaminato e sui tessuti durano mesi”.
Non ultimo, il famoso sopralluogo condotto dal solo Bacchi il 4 agosto: “Bacci e Bramucci si conoscevano. Perché avrebbe dovuto correre il rischio di essere visto?”, ha chiesto Costa, il quale ha anche prodotto le prove che Bacci ha 11.500 euro grazie a due cause vinte nei confronti di un suo debitore.
Il difensore di La Pietra, Antonio Rucco, ha invece offerto una lettura diversa delle intercettazioni a carico della compagna del presunto altro sicario. “Lei dice che durante la perquisizione in casa non hanno trovato niente ‘perché lui non c’entra un cazzo’ e che ‘non è stato lui, l’hanno messo in mezzo'”, ha spiegato, ricordando come non sia stata trovata nemmeno la prova della maglietta che avrebbe indossato durante la trasferta omicida, “verde, a strisce blu, a manica lunga”.
L’avvocato di Pomirleanu, Stefano Maranella, ha sottolineato tra le altre cose come sia l’imputato che i suoi familiari siano tutti lavoratori, così come la compagna Sabrina Bacchio: “Parlavano di una società per la compravendita di auto, moto e pezzi di ricambio per costituire la quale bastavano 10mila euro e dell’acquisto di una villetta a Colleverde che avrebbero potuto tranquillamente permettersi accendendo un mutuo invece di continuare a pagare l’affitto”.
Silvana Cortignani
Omicidio Bramucci – Moglie e cognata della vittima, Elisabetta e Sabrina Bacchio
Sei imputati di omicidio premeditato in concorso:
– Elisabetta Bacchio: nata nel 1977, detenuta a Civitavecchia dal 26 settembre 2023, difesa dagli avvocati Maurizio Filiacci e Walter Pella
– Sabrina Bacchio: nata nel 1974, detenuta a Rebibbia nuovo complesso dal 22 ottobre 2022, difesa dall’avvocato Paolo Delle Monache
– Dan Costantin Pomirleanu: nato nel 1990, detenuto a Regina Coeli dal 4 gennaio 2024, difeso dagli avvocati Giorgia Ciucci e Stefano Maranella
– Antonio Bacci: nato nel 1974, detenuto a Viterbo dal 13 settembre 2022, difeso dagli avvocati Giancarlo Costa e Chiara Fiore
– Lucio La Pietra: nato nel 1974, detenuto a Viterbo dal 13 settembre 2022, difeso dall’avvocato Antonio Rucco
– Alessio Pizzuti: nato nel 1990, agli arresti domiciliari dal 4 gennaio 2024, difeso dall’avvocato Lanfranco Cugini
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


