La mostra ‘Un’insegnante a Roma, Astra Zarina’ sarà all’interno di Palazzo Alemanni Exhibition Space, in piazza San Donato, dal 21 giugno 30 agosto.
Un viaggio alle radici della formazione dell’archistar Steven Holl, tra Roma e Civita di Bagnoregio e nel segno della professoressa Astra Zarina.
“Con grande entusiasmo abbiamo voluto accogliere questo progetto di mostra su Astra Zarina, che ha dato tanto al nostro borgo di Civita, intuendone per prima il valore e le potenzialità. Il suo lavoro, con passione e amore per questo nostro territorio, ha lasciato un segno unico e ancora oggi capace di dare frutto. Il dono di Steven Holl, architetto di fama internazionale, a Civita è un altro segno importante sul percorso aperto da Astra”. Così il sindaco di Bagnoregio Luca Profili.
“Realizzare questo progetto non è stato semplice ma la dimensione in cui proietta il borgo di Civita è davvero straordinaria – le parole dell’amministratore unico di Casa Civita Francesco Bigiotti -. Lo riteniamo importante anche per raccontare ai tanti turisti che arriveranno questa estate una parte importante della nostra storia”.
“Astra ha aperto il mondo ai giovani architetti passando da Roma. Il suo monolocale era nel centro della città e il suo insegnamento includeva tour, studi sul posto, lezioni dell’American Academy, cucina e intrattenimento sulla sua terrazza. Oltre alle sue lezioni di architettura e urbanistica, c’era un’altra dimensione dell’apprendimento: la dimensione culturale. Ci ha immerso nella sua vita fatta di architettura, arte, storia, filosofia, cibo e cultura.
Astra Zarina
Quasi cinquant’anni dopo che Astra ha istituito il programma di Roma, abbiamo organizzato ‘Rome and the Teacher, Astra Zarina’. Si è trattato del programma inaugurale del nostro nuovo archivio architettonico e biblioteca di ricerca, completato nel 2019 nella riserva spaziale “T” a Rhinebeck, New York. Originariamente curata da Alessandro Orsini, la mostra comprende schizzi di Astra, fotografie di Balthazar Korab da “I Tetti di Roma” e alcuni dei miei primi lavori pubblici idealistici influenzati dallo spazio urbano romano e dalle lezioni di Astra. Da allora la mostra ha viaggiato in diverse sedi, inclusa l’Università di Washington”. Con queste parole è lo stesso Steven Holl a raccontare il progetto.
“La mostra – conclude Holl – riconosce la profonda eredità di Astra come educatrice e onora i suoi valori fondamentali: il valore dello spazio urbano; il valore del cibo biologico; il valore degli edifici storici; il valore dei paesaggi urbani sui tetti; il valore della comunità, Civita di Bagnoregio e Roma; il valore della terra, delle piante e degli animali”.
L’8 di aprile del 2019 Steven Holl è tornato a Civita di Bagnoregio in una giornata storica in onore di Astra Zarina. Durante quel giorno è stata intitolata ad Astra una sala del primo piano di Palazzo Alemanni. In quell’occasione Holl ha donato la progettazione di un’opera (una fontana) che nasce con l’idea di ricordare la professoressa americana che per prima ha intuito le potenzialità di rinascita e il futuro di Civita.
In un primo momento l’opera donata da Holl era stata immaginata sul versante Nord di Civita, nel belvedere che guarda verso Lubriano. L’intervento non è stato poi giudicato realizzabile per la fragilità del luogo e il progetto è stato ricontemplato nell’azione di riqualificazione dell’area dell’ex Cantina Didattica oggi in corso.
La mostra sarà visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 18. Un progetto ‘T’ Space e Steven Myron Holl Foundation, sostenuto da Comune di Bagnoregio, Casa Civita srl e The Civita Institute / NIAUSI.
Roma e la Professoressa
Scrive Steven Holl: “Nel testo introduttivo a ‘I Tetti di Roma: le terrazze, le altane, i belvedere’ di Astra Zarina, pubblicato originariamente nel 1976, Mario Praz conclude con la seguente citazione di Goethe: “Roma è un mondo inesauribile, o lo si vede dalle strade, oppure – ed è molto meglio, perché si evita la presenza caotica del traffico – dalla magia delle terrazze, delle altane e dei balconi”.
È stata un’altra citazione di Goethe a portarmi a Roma. Nel 1970, Astra Zarina istituì il programma dell’Università di Washington a Roma per offrire agli studenti l’opportunità di studiare all’estero. Ricordo di essere stato ispirato dal poster, che ricercava cinque candidati per il viaggio inaugurale. Ho chiesto consiglio al mio professore Hermann Pundt e lui mi ha incoraggiato a candidarmi con questo messaggio: “Roma è una città in cui l’uomo può trascorrere un anno nel silenzio pitagorico e ancora non saperlo – Goethe”.
Astra ha aperto il mondo ai giovani architetti passando da Roma. Il suo monolocale era nel centro della città e il suo insegnamento includeva tour, studi sul posto, lezioni dell’American Academy, cucina e intrattenimento sulla sua terrazza. Oltre alle sue lezioni di architettura e urbanistica, c’era un’altra dimensione dell’apprendimento: la dimensione culturale. Ci ha immerso nella sua vita fatta di architettura, arte, storia, filosofia, cibo e cultura.
Quasi cinquant’anni dopo che Astra ha istituito il programma di Roma, abbiamo organizzato ‘Rome and the Teacher, Astra Zarina’. Si è trattato del programma inaugurale del nostro nuovo archivio architettonico e biblioteca di ricerca, completato nel 2019 nella riserva spaziale “T” a Rhinebeck, New York. Originariamente curata da Alessandro Orsini, la mostra comprende schizzi di Astra, fotografie di Balthazar Korab da “I Tetti di Roma” e alcuni dei miei primi lavori pubblici idealistici influenzati dallo spazio urbano romano e dalle lezioni di Astra. Da allora la mostra ha viaggiato in diverse sedi, inclusa l’Università di Washington.
La mostra riconosce la profonda eredità di Astra come educatrice e onora i suoi valori fondamentali: il valore dello spazio urbano; il valore del cibo biologico; il valore degli edifici storici; il valore dei paesaggi urbani sui tetti; il valore della comunità, Civita di Bagnoregio e Roma; il valore della terra, delle piante e degli animali. La mostra e la nuova edizione de “I Tetti di Roma” (di prossima pubblicazione) hanno offerto momenti di riflessione su come l’insegnamento e i valori fondamentali di Astra abbiano influenzato generazioni di architetti in tutto il mondo”.
Galeotto fu un libro …
Quella tra Astra e Civita è la storia di un grande amore. Galeotto fu un libro, il romanzo ‘Forty Plus and Fancy Free’, che racconta il viaggio in Italia di un gruppo di donne americane all’inizio degli anni Cinquanta. Nel romanzo c’è una lettera di Bernard Berenson, famoso storico dell’arte statunitense, che suggerisce, durante il viaggio da Montefiascone a Viterbo, di lasciare la strada principale all’altezza di Bagnoregio. Di attraversare tutto il paese, di fermarsi al Belvedere e di osservare bene cosa si offre alla vista. Non dice nient’altro.
Seguendo le indicazioni di questo libro ad arrivare a Civita è un amico di Astra: Malcom Davis. Sarà lui a portarla qui, per la prima volta, a bordo di una Cinquecento. Siamo all’inizio degli anni Sessanta.
Astra ricordava così quell’epifania surreale: “All’interno di un grande cratere verde-rosaceo c’era un borgo uscito dalle favole, così piccolo che sembrava quasi un unico castello. Un castello pacifico e, apparentemente, irraggiungibile. Una scintillante fata morgana in una terra di meraviglie. Il miraggio era reale.
C’era un vecchio ponte fatiscente che permetteva di accedere al borgo. Entrare a Civita era come entrare all’interno di una meravigliosa casa labirintica in cui le strade sembravano corridoi senza tetti. Gli edifici sembravano escrescenze del suolo, perché fatti dello stesso materiale tufaceo della rupe su cui sorge il borgo.
Ma in maniera ancora più sorprendente scoprii che questo miraggio era abitato. Il primo segno della presenza degli abitanti era legato alle numerose piante che invece di attecchire sulla terra crescevano in vasi disposti amorevolmente intorno alle porte. Il borgo era incredibilmente pulito e silenzioso, libero dal frastuono delle macchine.
Ben presto anche gli abitanti cominciarono a fare loro comparsa: una donna con una cesta in testa piena di pane tornava verso casa; un uomo conduceva un asino carico di legna per il focolare; un gruppo di bambini giocava a palla nella piazza principale”.
Tratto da Civita Senza Aggettivi e Senza Altre Specificazioni /Giovanni Attili / Quodlibet Edizioni/ 2020 / p. 127







