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Viterbo – (sil.co.) – Udienza interlocutoria, ieri, per il processo scaturito dall’operazione Cappuccetto Rosso dei carabinieri Cites, sfociata il 15 aprile 2021 nel sequestro di 23 cani cecoslovacchi e nella denuncia a piede libero del titolare dell’allevamento e del proprietario di una femmina “più lupo che cane”, accusati in concorso di detenzione illegale di esemplari di specie selvatica protetta, in condizioni incompatibili con la loro natura.
Il giudice Daniela Rispoli, che come chiesto dalle difese sta procedendo con il rito abbreviato, ha sciolto ieri le riserve su alcune richieste dell’avvocato di parte civile Anna Paradiso per l’Enpa e dei difensori Andrea Danti, Monica Fortuna e Irene Laurenti per gli imputati.
Il giudice ha rigettato la richiesta di sostituzione di un documento della “relazione Santini” nonché la richiesta di smaltimento delle carcasse degli animali morti durante il sequestro sull’Amiata, su cui permane il sequestro.
Ha inoltre disposto che l’allevatore Armando Tiberi depositi la relazione sulle sterilizzazioni degli esemplari sopravvissuti che gli sono stati riaffidati in custodia dopo il sequestro, dicendo invece no alla nomina di un etologo come chiesto dalla parte civile.
L’udienza è stata rinviata al prossimo 17 luglio per la discussione, alla quale per l’accusa dovrebbe essere presente il pm Massimiliano Siddi, titolare del fascicolo della procura.
Fotogallery: Cani da lupo cecoslovacchi – Il rientro nell’allevamento
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

