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Chiamava i narcos su Signal e Whatsapp, tradito dalle telecamere del comune di Carbognano

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Banda della Magliana - Arrestato per droga il boss Marcello Colafigli

Banda della Magliana – Arrestato per droga il boss Marcello Colafigli

Banda della Magliana - Arrestato per droga il boss Marcello Colafigli

Banda della Magliana – Arrestato per droga il boss Marcello Colafigli

Banda della Magliana - Arrestato per droga il boss Marcello Colafigli

Banda della Magliana – Arrestato per droga il boss Marcello Colafigli

Viterbo – Ex banda della Magliana in versione banda di narcotrafficanti, il kosovaro di Carbognano tradito da satellite e telecamere del paese.

Un incontro tra il kosovaro arrestato martedì nel Viterbese e due sodali italiani avvenuto il 25 settembre 2020 a Carbognano è stato ripreso sia dal Gps installato sull’auto di uno degli indagati che dalle telecamere della videosorveglianza comunale i cui filmati sono stati analizzati dai carabinieri della locale stazione che hanno riconosciuto il 55enne Naser Xhylani nelle immagini.

Tra novembre 2020 e febbraio 2021, Xhylani avrebbe effettuato tramite Signal 14 videochiamate verso il Messico e 50 chiamate e videochiamate tramite Whatsapp verso la Colombia con soggetti attestati nelle aree geografiche soprattutto di Bogotà e Medellin. 

Xhylani avrebbe avuto contatti con un’importante rete di narcotrafficanti internazionali per l’approvvigionamento in Colombia della cocaina e in Spagna dell’hashish, nonché con un gruppo criminale ben radicato nel quartiere romano della Massimina e con finanziatori degli acquisti di droga all’ingrosso provenienti dal Foggiano.

Naser Xhylani, in carcere dal 4 giugno dopo l’arresto a  Carbognano, non sarebbe stato semplice manovalanza al servizio dell’ex boss della banda della Magliana, Marcello Colafigli, ma avrebbe fatto parte di un gruppo criminale composto da lui e due albanesi.

I tre slavi si sarebbero occupati dell’importazione nonché del trasporto dello stupefacente al destinatario, fungendo da intermediari dell’organizzazione dei narcos colombiani.

In questo contesto, i cugini Mauro Fioravanti e salvatore Princigalli, ai domiciliari nelle rispettive abitazioni di Ronciglione e Rignano Flaminio, sarebbero stati deputati al trasferimento dei famosi 200mila  euro su conti corrente bancari con i quali alimentare carte di pagamento da spedire in Colombia al fornitore, nel caso specifico, di un carico di 30 chili di cocaina che sarebbe dovuta arrivare al porto di Napoli.  

Ad agosto 2020, ad esempio, sempre un carico di cocaina, sarebbe giunto occultato in una spedizione ortofrutticola. Il kosovaro di Carbognano, in particolare, avrebbe avuto un contatto diretto con il cartello colombiano del Gordo. 

Con Colafigli si sarebbe anche vantato che il suo contatto era riuscito a mandare anche 40 kg di sostanza narcotica al giorno.

Agli incontri con la criminalità organizzata bisognava “ostentare”, indossando orologi di valore e con macchine adeguate. “Non possiamo andare a Napoli con la Smart”, si lamentano i sodali del boss Colafigli intercettati: in questo caso sarebbe stato proprio il kosovaro a rimediare prontamente un’auto all’altezza della situazione. 

Come è noto la banda di Marcellone, oltre che con il kosovaro e i due albanesi inseriti nel cartello narcos sudamericano, avrebbe mantenuto rapporti anche con esponenti della ‘ndrangheta, della camorra e della mafia foggiana. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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