Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Deprimente assistere con tristezza a quanto ci stanno abituando i nostri maggiori rappresentanti della attuale classe politica della nostra città.
Si è completamente perso (ammesso che qualche volta ci sia stato) quel garbo e quella eleganza istituzionale che dovrebbe sempre esserci in chi ha ricevuto dai cittadini il compito di amministrarli. Una fascia tricolore può in alcuni casi essere considerata una specie di lasciapassare per comportamenti ed espressioni di cattivo gusto e decisamente sopra le righe.
Il turpiloquio viene giustificato come se in una cena privata fosse ammesso per creare una atmosfera più rilassata ed amichevole , dimenticando che una figura istituzionale ha degli obblighi di buon gusto, eleganza e discrezione in qualsiasi contesto essa venga a trovarsi.
La nostra prima cittadina assomiglia sempre più a una brutta copia del Giano Bifronte, ma mentre la divinità in questione, veniva raffigurata con due volti, poiché il dio potesse guardare il futuro, il passato ma non il presente, lei si è dimenticata del passato (basti pensare alla sua roboante campagna elettorale sulla nascita di una “città possibile” che in realtà è diventata una città impossibile, e questo è sotto gli occhi di tutti), di cosa avverrà nel futuro non ne ha la più pallida idea. Perché oltre che navigare a vista, dice tutto e il contrario di tutto, fa e disfa a suo piacimento, parla in solitaria e si autoincensa, e come il dio non può vedere il presente troppo presa dai giornalieri tagli di nastri, inaugurazioni, spesso in contemporanea che costringendola a vere e proprie maratone e rincorse, la obbligano a sostituire eleganti scarpe con il tacco con comode e più veloci scarpe da ginnastica molto ricorrenti anche in presenza di un abbigliamento istituzionale.
La conoscenza del cerimoniale, che ogni primo cittadino dovrebbe aver presente (noi vorremmo che venisse considerato un testo da imparare a memoria per tutti i candidati prima di ogni elezione amministrativa), ma anche sconosciuto ad un ben pagato staff di segreteria, servirebbe a evitare gravissime e spesso eclatanti cadute di stile.
Nei sempre più sporadici consigli comunali non esiste più la fluente dialettica di alcuni illustri predecessori ai quali solerti maestri avevano insegnato mirabilmente l’uso della grammatica italiana. Assistiamo, in alcuni casi, in cui soggetto e complemento oggetto si fondono e si accapigliano insieme ad aggettivi, verbi e congiuntivi di dubbia provenienza.
Forse il silenzio di tanti, oltre ad essere un dictat imposto dall’alto, è il segnale a volte di un pudore o paura di non sapersi esprimere in maniera incisiva e di non riuscire ad attirare l’attenzione e l’ascolto dei presenti, ma questa è oramai una capacità che compete a pochi eletti.
In tutto questo noi cittadini, assistiamo impotenti ad un decadimento sempre più accentuato e sempre più pericoloso.
Assistiamo a una rappresentazione della politica, da avanspettacolo e opera buffa.
I cittadini viterbesi, qualche tempo fa protetti dalla privacy della cabina elettorale, hanno barrato speranzosi un simbolo e una persona sicuri del cambiamento, ma che oggi definire inadeguata è quanto mai definizione azzeccata.
Ci auguriamo che in un sussulto di consapevolezza, qualcuno stacchi la spina, sperando che dopo aver toccato il fondo, ci sia la possibilità in un futuro speriamo non lontanissimo, di risalire in superficie.
Il Cuore della Tuscia
