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Rieti – Evade dai domiciliari per andare al bar poi viene bloccato per guida in stato di ebbrezza.
“Era già sottoposto da tempo ad una misura restrittiva della libertà personale che stava espiando, in alternativa al carcere, presso il proprio domicilio a seguito di una sentenza emessa dall’autorità giudiziaria romana che lo aveva riconosciuto colpevole per diversi capi d’imputazione – riporta la nota dei carabinieri -. L’uomo, un cittadino italiano di 51 anni, fruiva anche di alcuni permessi giornalieri che gli erano stati concessi al fine di poter provvedere alle varie esigenze personali, come fare la spesa o andare dal medico, con l’obbligo di far comunque rientro a casa entro un determinato orario.
Nonostante ciò, in violazione a quanto disposto dal giudice, lo stesso si era allontanato dalla propria abitazione oltre l’orario consentito per raggiungere un bar del posto dove aveva consumato alcune bevande alcoliche per poi mettersi alla guida di un’autovettura di proprietà di una terza persona.
Fortunatamente – prosegue la nota – i carabinieri dell’aliquota radiomobile del Nor della compagnia di Poggio Mirteto, nel corso di un servizio perlustrativo, hanno riconosciuto il soggetto impedendogli di continuare a guidare.
L’immediato accertamento tramite etilometro non lasciava dubbi: l’uomo aveva un tasso alcolemico ben superiore al limite consentito dal Codice della Strada.
Gli operanti lo hanno arrestato per evasione e, su disposizione del magistrato di turno, sottoposto agli arresti domiciliari presso la propria abitazione. Oltre all’immediato ritiro della patente di guida, l’interessato è stato deferito per guida in stato di ebbrezza.
L’autorità giudiziaria, esaminata la segnalazione dei carabinieri riguardo a quanto accaduto, ha poi disposto la revoca della misura alternativa di cui beneficiava l’interessato ripristinando la detenzione in carcere”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
