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Viterbo – (p. c.) – La storia della baronessa Bianca Maria Hubner, che nel ventennio a cavallo della seconda Guerra mondiale (1940-1960) fu protagonista della trasformazione dell’azienda agricola Arcione a Viterbo in località Castel d’Asso, pubblicizzata sulla rivista nazionale “Quaderni del Nastro Azzurro”, numero unico del primo trimestre 2024, che fa capo all’Istituto del Nastro Azzurro fra combattenti decorati al Valor Militare.
A lei è stato dedicato un articolo di tre pagine, firmato dal colonnello Osvaldo Biribicchi, nell’ambito delle “Segnalazioni librarie” a seguito della recente pubblicazione di Silvio Cappelli intitolata: “La baronessa volante. Dal Teatro alla Scala di Milano alla necropoli di Castel d’Asso in Viterbo. L’opera di trasformazione fondiaria realizzata da Bianca Maria Hübner”. Una pregevole opera – è scritto nell’articolo all’interno della rivista – che “ha consentito di portare alla luce documenti, conservati presso l’Archivio di Stato di Viterbo, decisamente interessanti”.
“Dalle interviste e ricerche condotte da Silvio Cappelli – scrive il colonnello Biribicchi – emergono aspetti decisamente interessanti, che meriterebbero di essere approfonditi, relativi alla storia locale e nazionale in uno dei periodi più drammatici del nostro Paese. La maggior parte delle persone intervistate ha raccontato de relato dell’amicizia profonda e particolare che la baronessa aveva con Galeazzo Ciano, potente gerarca fascista e ministro degli esteri. Tra il settembre 1943 e il giugno 1944 (periodo in cui Viterbo faceva parte della Repubblica Sociale Italiana), inoltre, sembra che Bianca Maria Hübner abbia incontrato più volte Albert Kesselring, comandante supremo, a partire dall’estate del 1943, di tutte le forze tedesche in Italia.
La frequentazione dell’alta società e di uomini politici di rilievo, la partecipazione alla vita mondana del suo tempo e alle iniziative culturali – seguita Biribicchi – sono per la nostra nobildonna una consuetudine prima, durante e dopo la guerra.
In questo contesto stabilisce e cura amicizie con personaggi a cui talvolta è costretta a rivolgersi per velocizzare i farraginosi iter burocratici delle pratiche amministrative. Imprenditrice illuminata, sensibile alle condizioni di vita dei propri dipendenti, all’interno dell’Azienda agricola Arcione oltre a uffici, magazzini e officine, realizza case ed una scuola frequentata dai figli dei propri dipendenti e dai lavoratori analfabeti.
La scuola è dotata di docce, acqua calda, riscaldamento, una grande cucina e persino un appartamento per le maestre. Bianca Maria Hubner istituisce anche una biblioteca circolante, un servizio di autopullman per il trasporto delle donne che lavoravano al Centro tabacchi da e per le loro abitazioni”.
Un prezioso contributo culturale, dunque, per la conoscenza della storia viterbese che per circa vent’anni si è intrecciata con questa donna speciale (1940 – 1960), di origini piemontesi, che ha iniziato la sua carriera come attrice del cinema muto e che nel 1958 ha ottenuto l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, prima di allora le donne in Italia ad aver conseguito analogo riconoscimento erano soltanto tre, per il suo impegno profuso nell’azienda agricola viterbese.

