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“Le nipoti? Che ci fai con le nipoti? Ci penso io”, volontaria accusata di truffa da una novantenne

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Virna Faccenda

L’avvocato di parte civile Virna Faccenda

Viterbo – (sil.co.) – Volontaria del soccorso a processo con l’accusa di avere truffato un’anziana del capoluogo, sottraendole decine di migliaia di euro dal conto e facendosi nominare erede nel testamento.

“Le nipoti? Che ci fai con le nipoti? Ci penso io”, le avrebbe detto quando, con la scusa di darle una mano, si sarebbe piano piano intrufolata nella sua quotidianità.

Era il 2016 e la presunta vittima, parte civile con l’avvocato Virna Faccenda, sarebbe entrata così in confidenza da farsi anche accompagnare ad Arezzo per un intervento alle gambe. La denuncia risale al 2020. Il processo è entrato nel vivo ieri. L’imputata è difesa dall’avvocato Cinzia Luperto.

A distanza di quattro anni, ieri l’anziana – oggi 94enne, in carrozzina e molto smemorata- è stata sentita per la prima volta davanti al giudice Jacopo Rocchi al processo in cui è imputata una 77enne. Ma a parte il particolare del “che ci fai con le nipoti?”, poco è riuscita a riferire, se non confermare, tra mille “non ricordo”, quanto aveva detto a sommarie informazioni alla polizia giudiziaria nel corso delle indagini. 

È comunque emerso che l’imputata sarebbe stata una vicina di casa, che qualche volta andava a trovarla e poi è diventata sempre più presente. L’anziana le avrebbe dato somme tra i 50 e i 100 euro ogni volta che l’accompagnava da qualche parte o le feceva la spesa. L’avrebbe anche convinta a cambiare medico di base, somministrandole tranquillanti. Quindi, approfittando delle delega sui conti, a partire dal 2017 avrebbe fatto prelievi, avrebbe ricevuto due assegni e anche un bonifico al marito. La presunta vittima l’avrebbe quindi nominata erede nel testamento, che ieri è stato acquisito nel fascicolo del processo.

La vicenda, andata avanti per un periodo di circa quattro anni, dal 2016 al 2020, sarebbe emersa solo il 23 gennaio 2020 quando la novantenne ha avuto un problema a un occhio e, non essendo l’imputata disponibile, ha chiesto aiuto a un’assistente sociale, che ha intuito che qualcosa non andava. Dopo di che si sarebbe recata in banca con una delle nipoti, scoprendo che mancavano all’appello decine di migliaia di euro. 

Secondo il testimone della polizia giudiziaria che ha sentito l’anziana nel 2020, dopo la denuncia: “Era lucida, presente, sicura di sé, capace di intendere e di volere, si irrigidiva solo quando si parlava dell’imputata, allora appariva sofferente e provata, come se ricevesse pressioni”. 

Processo a ritmi serrati. La prossima udienza fra due settimane. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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