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Minacciò di morte un carabiniere, condannato il boss Rebeshi

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Ismail Rebeshi

Ismail Rebeshi

L'avvocato Remigio Sicilia

L’avvocato Remigio Sicilia

Roberto Afeltra

Roberto Afeltra

Viterbo – Minacciò di morte un carabiniere, nuova condanna per il boss di mafia viterbese Ismail Rebeshi.

Il quarantenne albanese che sta scontando al 41 bis una pena di 10 anni e 11 mesi per associazione di stampo mafioso, ieri è stato condannato in primo grado dal giudice Roberto Cappelli a ulteriori 4 mesi di carcere per minaccia grave e a una provvisionale di duemila euro alla parte offesa, cui è stato riconosciuto il diritto a un risarcimento da quantificare in sede civile.

Vittima un militare, parte civile con l’avvocato Remigio Sicilia, parlando del quale Rebeshi disse  “trovo una pistola ed è fatta” e “devo lasciare qualche bambino senza padre”.

Minacce gravi quelle rivolte da Rebeshi non direttamente alla vittima, come ha fatto notare l’accusa, ma ai suoi colleghi carabinieri nell’agosto 2017. Difeso come sempre dallo storico avvocato Roberto Afeltra l’imputato. 

Chiare minacce di morte, con la raccomandazione di “riferire” al maresciallo della compagnia dei carabinieri di Viterbo, colpevole, a suo dire, di avergli puntato una pistola alla testa e di avergli bruciato due camion Iveco nel piazzale della sua rivendita di auto sulla Cassia Nord la notte tra il 19 e il 20 agosto 2017. 

“Guarda che io al messicano gli sparo, diglielo”, disse il boss davanti a numerosi testimoni. “Il militare, che sapeva con chi aveva a che fare, come hanno dimostrato le condanne in giudicato per associazione mafiosa, ha temuto per la sua incolumità quando ha sentito della pistola con cui avrebbe reso i suoi figli orfani – ribadisce l’avvocato Sicilia – Rebeshi chiese espressamente ai carabinieri presenti di dire al messicano di smettere di indagare e di intercettarlo, facendo riferimento alle cene da Cesare. Non ci sono dubbi: minacce in grado di spaventare la parte offesa che stava effettivamente svolgendo indagini su delega della procura”.

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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