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Monsignor Viganò accusato di scisma

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Monsignor Carlo Maria Viganò

Monsignor Carlo Maria Viganò

Viterbo – (sil.co.) – Monsignor Viganò convocato in Vaticano per scisma.

Come riportato dall’Ansa, il dicastero per la dottrina della fede ha convocato l’83enne monsignor Carlo Maria Viganò in modo che “possa prendere nota delle accuse e delle prove circa il delitto di scisma”.

“Viganò deve rispondere dei suoi atteggiamenti. Sono dispiaciuto, era fedele, non so che cosa sia successo”, ha commentato il segretario di stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin, 69 anni, ex nunzio apostolico ed ex arcivescovo titolare di Acquapendente nominato nel 2009.

Secondo l’agenzia, si tratterebbe di un processo penale extragiudiziale. L’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, trasferitosi nell’eremo di Sant’Antonio a Viterbo, più volte critico verso papa Francesco, arrivando anche sollecitarne le dimissioni, ha commentato la notizia: “Considero le accuse contro di me un onore”.

“Nessun cattolico degno di questo nome può essere in comunione con questa ‘chiesa bergogliana’ perché essa agisce in evidente discontinuità e rottura con tutti i papi della storia e con la chiesa di Cristo”, ha sottolineato all’Ansa Viganò, invitando a pregare per “coloro che sono perseguitati a causa della loro fede”.

Tornando all’eremo, in fase di ristrutturazione, sarebbe un luogo di accoglienza per  “chierici e religiosi che si ritrovano privati della loro parrocchia o sono allontanati dalla loro comunità”, spiegava il monsignore Viganò lo scorso gennaio, quando la curia di Viterbo prese le distanze.

“Non siamo né eretici, né scismatici, né tantomeno sospesi a divinis”, fece sapere in una nota la stessa comunità dei sacerdoti dell’eremo di Sant’Antonio.

“Ribadiamo la nostra perfetta adesione alla dottrina cattolica e al perenne magistero della chiesa – si leggeva – molto semplicemente i membri della soppressa fraternità sacerdotale della Familia Christi, che erano già un tempo incardinati nella fraternità stessa, dalla soppressione di essa si trovano unicamente nella condizione di vacatio canonica, e perciò di mancanza di incardinazione”.

Sulla Palanzana si sarebbero ritirati non per loro volontà, ma “in obbedienza alle disposizioni dell’allora commissario pontificio della fraternità sacerdotale della Familia Christi, ottenendo per questo anche il favore dell’ordinario di Viterbo”.


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