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Novantenne “spennata” da infermiera volontaria, la nipote: “Si è fatta nominare erede, stordendo la zia con le goccette”

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Il tribunale di Viterbo - Veduta dall'alto

Tribunale – I familiari presentarono subito un esposto in proura

Il giudice Jacopo Rocchi

Il processo per truffa aggravata è in corso davanti al giudice Jacopo Rocchi

Virna Faccenda

L’avvocato di parte civile Virna Faccenda

Viterbo – (sil.co.) – “Arrivò a chiedere alla vicina di chiamare il 118 per far portare via la zia con l’ambulanza perché non ci stava più con la testa e avrebbe fatto esplodere il palazzo a forza di lasciare il gas aperto”.

A raccontare l’inquietante episodio, ieri in tribunale, è stata la nipote della presunta vittima alla ripresa del processo davanti al giudice Jacopo Rocchi  alla volontaria del soccorso 77enne accusata di truffa aggravata che, spacciandosi per infermiera, avrebbe guadagnato la fiducia di un’anziana, intrufolandosi nella sua vita fino a farsi nominare unica erede testamentaria. 

Oltre alla nipote, è stata sentita anche l’assistente sociale del comune di Viterbo che per prima ha dato l’allarme, a gennaio 2020.

Tra il 2015 e il 2019, l’imputata avrebbe fatto sparire all’incirca diecimila euro al mese dal conto della vecchietta, oggi 94enne, riuscendo a farsi designare come beneficiaria di tre polizze da centomila euro l’una, per un totale di circa 300mila euro, e approfittando delle deleghe per effettuare anche un bonifico da seimila euro al marito il 2 dicembre 2016.

Per “spennare” la novantenne, secondo l’accusa, l’imputata l’avrebbe prima allontanata dai familiari (“Che ci devi fare con le nipoti? Ci sono io”) e poi stordita con dei potenti narcotici.

“Nel 2015, quando andai a portare alla zia la bomboniera del matrimonio, la zia mi ha sbattuto la porta in faccia. Al che la mamma mi disse che aveva cacciato anche lei, perché aveva conosciuto una vicina di casa volontaria del soccorso e infermiera con cui aveva fatto amicizia e che si era offerta di aiutarla, quindi non aveva più bisogno di noi”, ha spiegato la nipote.

Nipote che a gennaio 2020 ha ricevuto una telefonata da parte di un’assistente sciale dl comune di Viterbo che le chiedeva di mettersi in contatto con la zia novantenne.

“La nipote mi rispose che si sarebbero riavvicinati alla zia, solo se la zia lo avesse voluto e la zia voleva”, ha spiegato l’assistente sociale al giudice.

“L’anziana – ha proseguito – aveva telefonato il giorno prima al numero dei servizi sociali, dicendosi sola e abbandonata. Al che andai a trovarla a casa, per verificare la situazione, trovando l’abitazione in ordine e pulita, ma la signora in stato di grande agitazione perché non riusciva a rintracciare delle persone che l’avevano aiutata e che erano sparite da qualche giorno. Su un mobile vidi delle ricevute bancarie da due-tremila euro che mi insospettirono. Poi mi disse che l’attuale imputata le aveva fatto cambiare medico di base perché aveva litigato col suo. Abbastanza per avvisare i parenti”.

Il problema sarebbe stato che la novantenne non riusciva a mettersi da sola le gocce di collirio. “Nei giorni successivi ha cominciato a cercarmi con insistenza l’imputata – ha proseguito la teste – venne ai servizi sociali e disse che era preoccupata perché l’anziana non le rispondeva, che c’era un piano terapeutico da rispettare, che erano come una famiglia, mostrandomi foto di festività trascorse insieme. Si fece viva nuovamente, tra fine gennaio e inizio febbraio, ma la allontanai. Dovetti dirle che non avevamo più niente da dirci”.

Nel frattempo l’assistente sociale aveva saputo dai parenti che, scoperti gli “altarini”, avevano presentato subito un esposto in procura, revocando il testamento e tutti gli atti che potevano. Senza riavere indietro un centesimo dall’imputata, difesa dall’avvocato Cinzia Luperto. L’anziana è parte civile con l’avvocato Virna Faccenda. 

“Il giorno stesso andai a casa della zia, con mio marito, e lei cominciò subito a raccontare, dicendo che le dava 50 euro quando le faceva la spesa – ha spiegato la nipote – al che, sapendo che l’aveva accompagnata a Arezzo quando si era operata alle ginocchia, sono andata in banca a controllare, con l’allora assessore ai servizi sociali  e la direttrice, scoprendo che in quel mese c’erano stati ‘prelievi’ per circa diecimila euro e così tutti gli altri mesi dal 2015 al 2019. Nell’immediatezza la zia mi disse anche che era preoccupata per il notaio, dove l’imputata l’aveva portata a tarda sera a firmare delle carte, così scoprimmo che aveva fatto testamento a suo favore, nominandola unica erede”.

“La zia non era più lei, mi disse che doveva prendere le ‘goccette’, che l’imputata gliele faceva prendere tutti i giorni. Così abbiamo scoperto che le ‘goccette’ erano uno psicofarmaco molto potente, da assumere sotto stretto controllo medico e che non glielo aveva segnato il suo medico di base, perché la signora ci aveva litigato e glielo aveva fatto cambiare, inserendola tra le pazienti del suo dottore. Tornati al vecchio piano terapeutico, la zia è rifiorita”. 

“Saputo che l’infermiera aveva le chiavi, il giorno stesso feci cambiare la serratura, ma le era rimasta quella del portone e la sera stessa, mentre io e mio marito ci alternavamo in casa per non lasciarla sola, guarda caso le bussò alla porta cercando di farsi aprire dicendo che le aveva portato la spesa, continuando per un po’ a telefonarle giorno e notte. Ma ormai la zia era in salvo. Abbiamo fatto in tempo, in tempo”.

Silvana Cortignani


 – “Le nipoti? Che ci fai con le nipoti? Ci penso io”, volontaria accusata di truffa da una novantenne


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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