Soriano nel Cimino – Pregiudicato freddato a colpi di pistola da un commando armato, chiesta l’archiviazione delle posizioni di tre indagati a piede libero per la morte di Salvatore Bramucci, ucciso a 58 anni, la mattina del 7 agosto 2022, nei pressi della sua abitazione nelle campagne di Soriano nel Cimino.
Omicidio Bramucci – Lucio La Pietra e Tonino Bacci
Si avviano a uscire indenni dall’inchiesta il nipote di Tonino Bacci e l’ex compagno di cella di Lucio La Pietra ai tempi in cui, tra il 2016 e il 2019, stava scontando tre anni per rapina a Regina Coeli, indagati per favoreggiamento. L’archiviazione è stata inoltre chiesta per Fabio Buti, un 55enne anche lui romano ndagato per concorso in omicidio premeditato. A riferirlo durante l’udienza di ieri davanti alla corte d’assise è stato lo stesso pubblico ministero Massimiliano Siddi, spiegando che il gip deve ancora pronunciarsi sulla richiesta.
Sempre ieri, nel frattempo, sono stati sentiti sette testimoni, più o meno attendibili e coloriti, tutti della cerchia di Lucio La Pietra, pregiudicato 48enne di Ponte di Nona, descritto come uno “allegro e socievole, non ci credeva nessuno che l’avessero arrestato per omicidio”. Nonostante “la prova della foto sui giornali”. Che secondo i testi non sarebbe lo screenshot del filmato che riprende la Smart coi killer a bordo, bensì il selfie “social” con sfondo di mattonelle color turchese e la sigaretta che pende dalle labbra.
Bisognerà invece aspettare il primo luglio per sentire cosa diranno i familiari della vittima, ovvero i figli Bryan e Nico, che era in Grecia il giorno in cui il padre è stato ucciso, nonché il fratello Isolino e la figlia di primo letto Mascia, entrambi parte civile al processo contro la vedova Elisabetta e la cognata Sabrina Bacchio. Sono le famigerate sorelle diaboliche, considerate mandanti e pianificatrici del delitto, col contributo del cognato Dan Costantin Pomirleanu, le “braccia armate”della coppia di sicari di Ponte di Nona e l’aiuto di soggetti come Alessio Pizzuti e Ismail Memeti, reclutati nel loro “entourage”.
Omicidio Bramucci – Da sinistra: la moglie Elisabetta Bacchio, il cognato Pomirleanu e la cognata Sabrina
Tra i sette testimoni del pm contro Lucio La Pietra è stata sentita per prima la convivente quindi l’ex compagno di cella a Regina Coeli, che nelle intercettazioni avrebbero fatto ammissioni relativamente alla partecipazione di La Pietra al delitto.
Un turbinio di nomi, secondi nomi e soprannomi, tra i quali – per l’alibi “motore” – un meccanico il cui nome al secolo sarebbe finito nel dimenticatoio, chiamato anche dai giudici “il Sorchetta” per agevolare la memoria dei testimoni. Ne ha parlato in aula un altro meccanico, a sua volta noto nel quartiere come “er Gomma”. Tutte deposizioni per lo più all’insegna dei “non ricordo”, “non è vero”, “l’ho letto sul giornale” et similia. Anche anche di fronte a prove come le intercettazioni telefoniche e ambientali.
Riguardo alla mattina dell’omicidio la compagna di La Pietra ha riferito di essersi svegliata alle 10: “Ho trovato mio marito nel letto al mio fianco”. Riguardo invece alla famosa “cena del delitto” in pizzeria cui avrebbero preso parte sia La Pietra che Bacci, la sera stessa dell’omicidio: “Una delle tante fatte con tanti amici in quel periodo”. L’appellativo di “infame” e “infame fracico” non sarebbe stato invece rivolto a Bacci, inteso come spione o delatore: “Io intendevo Alessio Pizzuti, perché avevo capito che era stato lui a presentare mio marito Lucio a Bacci”. I testi, e in particolare le amiche, definendo la teste “svanitella” del suo, hanno anche detto che dopo l’arresto di La Pietra del 13 settembre era “proprio persa”.
Le auto del commando armato – Nel riquadro: Salvatore Bramucci
Notevole l’ex compagno di cella, indagato verso l’archiviazione per il reato di favoreggiamento, il quale, ammettendo di avere parlato con La Pietra dell’eventuale partecipazione a un omicidio, ha spiegato: “Lo abbiamo fatto tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, quando erano in carcere a Regina Coeli e passavano il tempo guardando in televisione Csi”. La compagna di La Pietra, parlando di lui mentre era intercettata, disse una cosa ben più compromettete: “Io le prove ce l’ho, perché Lucio lo ha detto all’ex compagno di cella dopo che lo ha fatto, il quale mi ha anche detto che ‘Lucio era troppo sicuro che la passava liscia’”.
Uno degli altri due indagati per cui è stata chiesta l’archiviazione è il nipote del 48enne Tonino Bacci, l’altro presunto sicario. Anche lui era indagato per favoreggiamento, in quanto avrebbe aiutato lo zio a nascondere i soldi del delitto, circa 10mila euro dei quali, secondo l’accusa, sarebbero la somma trovata nascosta in un barattolo di vetro in un pollaio nelle campagne attorno a Roma.
Più pesante la posizione del terzo indagato per cui Siddi ha chiesto l’archiviazione, ovvero il 47enne Fabio Buti, iscritto nel registro per concorso in omicidio premeditato. Ancora in sospeso la posizione di un quarto uomo, il 55enne d’origine macedone Ismail Memeti, anche lui indagato per omicidio, per il quale la procura aveva chiesto l’arresto.
Memeti avrebbe fatto parte del gruppo di fuoco, alla guida della Giulietta grigia rubata che seguiva la Snart bianca a noleggio con a bordo Bacci e La Pietra. Smart che sarebbe rimasta in attesa a qualche chilometro di distanza della scena del crimine, dove i killer si sarebbero poi diretti con la Giulietta.
Silvana Cortignani
Sei imputati di omicidio premeditato in concorso:
– Elisabetta Bacchio: nata nel 1977, detenuta a Civitavecchia dal 26 settembre 2023, difesa dagli avvocati Maurizio Filiacci e Walter Pella
– Sabrina Bacchio: nata nel 1974, detenuta a Rebibbia nuovo complesso dal 22 ottobre 2022, difesa dall’avvocato Paolo Delle Monache
– Dan Costantin Pomirleanu: nato nel 1990, detenuto a Regina Coeli dal 4 gennaio 2024, difeso dagli avvocati Giorgia Ciucci e Stefano Maranella
– Antonio Bacci: nato nel 1974, detenuto a Viterbo dal 13 settembre 2022, difeso dagli avvocati Giancarlo Costa e Chiara Fiore
– Lucio La Pietra: nato nel 1974, detenuto a Viterbo dal 13 settembre 2022, difeso dall’avvocato Antonio Rucco
– Alessio Pizzuti: nato nel 1990, agli arresti domiciliari dal 4 gennaio 2024, difeso dall’avvocato Lanfranco Cugini
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


