Senago – “Darei tutto per tornare indietro, è ancora il 27 maggio”. Omicidio Giulia Tramontano. Alessandro Impagnatiello torna in aula della corte d’Assise di Milano per il processo.
Alessandro Impagnatiello e Giulia Tramontano
“Nel corso di queste ultime settimane e mesi, tanti educatori mi hanno detto che non posso più tornare indietro e devo andare in qualche modo avanti: è facile a dirsi, ma non a farsi. Non posso tornare indietro, se potessi darei qualsiasi cosa per farlo”. Sono alcune delle dichiarazioni spontanee fatte da Alessandro Impagnatiello, il barman alla sbarra per l’omicidio aggravato della compagna Giulia Tramontano, incinta di sette mesi avvenuto il 27 maggio di un anno fa.
All’inizio della deposizione nell’aula della corte d’assise di Milano, Impagnatiello ha detto: “Non penso di essere pazzo, ho sperato di esserlo. Sto ancora tanto lavorando su me stesso, porto avanti meccanicamente la mia esistenza, oggi per me è come se fosse ancora il 27 maggio”, anniversario del delitto e giorno in cui l’imputato ha iniziato il suo interrogatorio concluso oggi.
“È stato importante esserci in quella data anche simbolica, anche per me stesso. Non so cosa sarà il mio futuro e la mia esistenza”, ha aggiunto l’ex barman che nel controesame ha più volte sfoggiato “non so” o “non ricordo” davanti alle richieste di puntualizzazioni di accusa e parti civili.
“Ero un vaso saturo completamente pieno di bugie e di menzogne e non ero abituato a farlo di continuo, era come se dovesse svuotarsi di qualcosa quel vaso – ha aggiunto -. Ammisi a Giulia il tradimento per svuotarmi da qualcosa che mi mangiava dentro”.
“Se mi chiedessero di lavorare per risarcire… sarà sicuramente il mio scopo di vita. Quella è l’unica possibilità di redenzione, cercherò di restituire anche se non cambierà nulla”, ha proseguito Impagnatiello nelle sue brevi dichiarazioni spontanee.
Ma il pm vuole fare ancora più luce sul caso. Troppe discrepanze, anomalie e incongruenze tra quanto ha affermato in aula Alessandro Impagnatiello, imputato, e quanto risulta dagli atti delle indagini come le copie forensi del suo telefono o gli esiti dell’autopsia.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
