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Omicidio di Maria Sestina Arcuri, rinviata a giudizio la nonna di Andrea Landolfi

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Tribunale - Mirella Iezzi davanti al pm durante l'interrogatorio dell'8 marzo 2019

Tribunale – Mirella Iezzi davanti al pm durante l’interrogatorio dell’8 marzo 2019


Ronciglione – Omicidio di Maria Sestina Arcuri, rinviata a giudizio la nonna di Andrea Landolfi Cudia.  

Si è conclusa così, ieri, l’udienza preliminare davanti al gup Savina Poli. L’anziana è difesa dall’avvocato Guido Giannini del foro di Roma. Mirella Iezzi, 84 anni, è accusata di favoreggiamento nei confronti del nipote. Avrebbe mentito al pm che la interrogava sulla dinamica dei fatti. I familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Vincenzo Luccisano, non si sono costituiti parte civile. Possono ancora farlo, alla prima udienza del processo, fissata per il 12 marzo 2025.

Mirella Iezzi è la nonna di Landolfi, accusata dalla procura di abbandono di minore, omissione di soccorso e di avere mentito al pubblico ministero per coprire il nipote, il pugile romano 34enne condannato lo scorso 9 novembre a 22 anni di carcere in via definitiva per il femminicidio della fidanzata. In primo grado era stato assolto con formula piena dalla corte d’assise del tribunale di Viterbo. Sentenza poi ribaltata dalla corte d’appello. 

Vittima di omicidio volontario e omissione di soccorso, secondo la condanna, la parrucchiera 26enne originaria di Nocara in provincia di Cosenza, deceduta all’ospedale di Belcolle due giorni dopo essere precipitata dalle scale della casa di Ronciglione dell’anziana, dove la coppia stava trascorrendo il weekend col figlioletto di lui, la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019.


Mirella Iezzi e Andrea Landolfi

Mirella Iezzi e Andrea Landolfi


Mirella Iezzi, secondo la procura, deve rispondere di abbandono di minore, per essersene andata dall’abitazione nel cuore della notte, dopo che Landolfi l’aveva colpita con un pugno, lasciando il pronipote di 5 anni in balia del padre.

È inoltre imputata di omissione di soccorso perché “nonostante l’importante trauma provocato da Andrea Landolfi a Maria Sestina Arcuri, che nell’immediato rigettava e perdeva sangue dall’orecchio, usciva dalla propria abitazione omettendo di prestare l’assistenza occorrente ovvero di chiamare immediatamente i soccorsi sanitari; impedendo, attraverso la condotta omissiva, di prestare soccorsi adeguati alla gravità delle lesioni cagionate, ivi compresa quella di soccorrere attraverso elisoccorso al fine di consentire il ricovero in ospedale altamente specializzato”.

L’84enne è inoltre accusata di avere mentito al pubblico ministero, durante le indagini, rendendo false dichiarazioni sulla dinamica dei fatti, durante l’interrogatorio in procura dell’8 marzo 2019, “allo scopo di sminuire le responsabilità del nipote, riferiva false circostanze in ordine agli orari, cercando anche di giustificare le proprie argomentazioni citando orari di trasmissioni televisive; in ordine alla dinamica dei fatti sostenendo che la Arcuri fosse scivolata dalla scale insieme al nipote; in ordine alla condizioni di salute di Maria Sestina Arcuri, affermando che la stessa stesse bene e che non avesse bisogno di alcun soccorso; in ordine ad un colpo infertole dal nipote Andrea Landolfi Cudia, a seguito del quale subiva la lesione di tre costole e che giustificava, però, ora a seguito di una precedente caduta, ora per aver sbattuto contro il tavolo della cucina”.


Maria Sestina Arcuri

Maria Sestina Arcuri


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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