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Picchia e continua a minacciare di morte la ex, davanti al gip il “pescatore” finito in carcere

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Polizia e carabinieri

Polizia e carabinieri


Francesca Bufalini

L’avvocato Francesca Bufalini

Viterbo – (sil.co.) – Spetterà al giudice per le indagini preliminari l’ultima parola sulla permanenza in carcere del 33enne viterbese arrestato due volte in pochi giorni per avere picchiato la ex e i suoi familiari, il 13 maggio dai carabinieri e il 27 maggio dalla polizia.

Rilasciato la prima volta e sottoposto ai domiciliari col braccialetto la seconda, il 33enne da giovedì pomeriggio 20 giugno il giovane, incensurato, è recluso al “Nicandro Izzo” di Viterbo perché avrebbe continuato con le minacce di morte via social.

Passato alla storia come “il pescatore”, per avere gonfiato di botte la ex con una prognosi di 30 giorni, perché aveva perso un pesce durante una battuta in notturna sul lago di Bolsena, a Grotte di Castro, nel giro di un mese è mezzo si è trovato dietro le sbarre. 

L’aggravamento è arrivato la settimana scorsa dopo che, grazie alla difesa, il 33enne aveva già ottenuto i permessi per intraprendere un percorso psicologico-psichiatrico presso il centro criminologico di piazza della Rocca.

Nelle prossime ore sarà sottoposto a interrogatorio di garanzia. Potrà decidere se difendersi dalle ulteriori contestazioni rispondendo alle domande del gip, rilasciare spontanee dichiarazioni o avvalersi della facoltà di non rispondere. Accusato di maltrattamenti e lesioni aggravate, potrebbe dover rispondere anche di atti persecutori.

L’incorreggibile, è difeso dall’avvocato Francesca Bufalini. Vittima una ragazza molto più giovane, una 21enne con cui, nonostante la differenza di età, conviveva già da circa un anno, pochi mesi dopo l’inizio della relazione. Nei giorni scorsi, secondo l’accusa, avrebbe continuato a perseguitare la parte offesa e i familiari, a casa dei quali lei sarebbe tornata, convincendo il gip a disporre un aggravamento della misura degli arresti domiciliari cui era stato sottoposto in seguito al secondo arresto.

“L’indagato – si legge in una nota inviata lo scorso fine settimana dalla questura – nel corso della detenzione domiciliare, ha continuato a minacciare di morte e ad insultare i familiari della vittima tramite social network e per tale motivo l’autorità giudiziaria ha ritenuto di aggravare ulteriormente la precedente misura con il provvedimento di custodia cautelare in carcere”.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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