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Vetralla – (sil.co.) – È ripreso ieri pomeriggio con un’udienza fiume davanti al giudice Jacopo Rocchi il processo a Danilo Camilli, il bracciante agricolo 46enne di Vetralla accusato di avere appiccato 14 roghi in due mesi, tra il 23 giugno e il 22 agosto di quasi sette anni fa.
L’imputato sarà sentito il 9 ottobre. Nel frattempo c’è stato un colpo di scena della difesa che ha prodotto un paio di scarpe che potrebbero rivelarsi decisive per scagionare l’imputato.
Tra i particolari finora inediti che hanno insospettito gli investigatori, concentrando su di lui le indagini, un binocolo sul sedile posteriore della macchina e un Canadair in azione come immagine del suo profilo Whatsapp sul telefono.
La sera dell’arresto, invece, dopo avere appiccato l’ultimo incendio a Fiescole, si sarebbe fermato a Viterbo davanti alla caserma dei pompieri, secondo l’accusa per vedere uscire i mezzi di soccorso, e non vedendoli sarebbe tornato indietro.
Cinque roghi dolosi nel territorio del comune di Vetralla e altri nove nel comune di Viterbo. L’imputato fu arrestato il 22 agosto 2017, dopo l’ultimo incendio appiccato al bosco di Fiescole, quando fu trovato con un accendino in tasca alle Pietrare, dopo essere stato pedinato da tre pattuglie dei carabinieri, che lo avevano seguito passo passo, coadiuvati dal tracciato del gps sulla sua macchina.
Inutile dire che il difensore Samuele De Santis, si è ribellato con forza alla ricostruzione “satellitare” dell’accusa, ribadendo tra le altre cose, nel corso di un combattutissimo contro esame, che Camilli di lavoro fa il bracciante agricolo quindi è normale che si interessi se vede degli incendi e che non sono state verificate piste alternative come quella del pick-up nero, che però secondo l’accusa sarebbe stata solo una chiacchiera se non un depistaggio da parte dello stesso Camilli che, come confermato da uno dei testi del processo, ne avrebbe parlato lui stesso ai carabinieri in occasione del rogo dell’8 agosto.
A un certo punto il difensore ha tirato fuori dal “cilindro” una scatola contenente un paio di scarpe dell’imputato, le cui impronte non sarebbero state comparate con quelle trovate su uno dei luoghi degli incendi, ma che sarebbero le stesse scarpe che indossava quel giorno, riprese dalle telecamere del distributore dove l’imputato si era fermato a fare benzina.
Finalmente, dopo una serie di rinvii, è stato sentito uno dei testimoni chiave dell’accusa, il luogotenente Paolo Cerasa che si è occupato del caso a partire dall’8 agosto 2017, quando fu chiamato a Sasso San Pellegrino dal comandante dei carabinieri forestali di Vetralla per un diverbio sugli incendi tra l’imputato e un’altra persona.
“Giunti sul posto, c’era una colonna di fumo nero in una zona di campi agricole e civili abitazioni e altro fumo in una località non lontana. Camilli giunse su una Passat nera, sul cui sedile posteriore c’era un binocolo. Dal momento che tutte le volte sarebbe stato presente sui luoghi degli incendi, disponemmo ulteriori accertamenti, tramite gps sulla Passat e sulla Panda del nonno che a volte utilizzava”.
Fino al successivo 17 agosto non sarebbe stato monitorato niente di sospetto. “Il 17 agosto, invece, alle 16,36, fece una piccola sosta e poi un’inversione a U anomala in strada degli Orti, allungando il percorso per andare a casa del padre. Il 18 agosto facemmo un sopralluogo, senza trovare niente. Il 19 agosto, letto su un giornale online che proprio il 18 agosto c’era stato un nuovo incendio in località Quartuccio, dove aveva fatto l’inversione a u, siamo tornati sul posto e abbiamo trovato due ettari di terreni agricoli e alberati bruciati”.
Niente fino a domenica 20 agosto. “Il 21 agosto, il gps ci segnalò un’altra inversione anomala. Noi lo seguivamo con due auto a distanza, monitorandolo tramite l’apposita app che avevamo installato sugli smartphone. Dopo essere venuto a Viterbo, ha preso la strada che da Tobia porta a Tre Croci, ed è scoppiato un incendio in località Castellaccio. Alla guida c’era sicuramente lui ed era da solo in macchina, lo avevamo incrociato e lo dicono i filmati del benzinaio dove si era fermato a mettere carburante. Erano le 16,51, poi è andato a casa del nonno, quindi alle 18,40 è passato in strada Ciavalletta, dove c’è stato un altro incendio”.
La sera del 22 agosto è stato arrestato dopo che tre pattuglie lo avevano seguito,monitorando passo passo il tracciato della macchina spiato tramite gps: “Nel pomeriggio, dopo avere accompagnato la moglie al lavoro a Viterbo, ha preso la Cimina, poi è andato verso San Martino, fermandosi per quattro minuti, dalle 16,28 alle 16,32 in strada Fiescole e inoltrandosi nel bosco. Quando è ripartito, alcuni dei colleghi sono entrati anche loro nel bosco e hanno trovato le fiamme, Non usava inneschi, ma l’accendino che gli abbiamo trovato in tasca. E non è un fumatore”, ha proseguito il luogotenente, raccontando della sosta alla caserma dei vigili del fuoco e poi dell’arresto in flagranza dopo il fermo alle Pietrare”.
Gli incendi attribuiti a Danilo Camilli
– 23 giugno 2017: incendio in località Via del Bosco a Vetralla
– 27 giugno 2017: incendio boschivo in località La Noce a Vetralla
– 10 luglio 2017: incendio in località Pian dei Cerri a Vetralla
– 23 luglio 2017: incendio in località Volpara a Viterbo
– 24 luglio 2017: incendio in località Strada del Pendolino a Vetralla
– 2 agosto 2017: incendio in località Quartuccio a Viterbo
– 5 agosto 2017: incendio in strada Due Casali a Viterbo
– 5 agosto 2017: incendio boschivo in località La Noce a Vetralla
– 7 agosto 2017: incendio in strada Sasso San Pellegrino a Viterbo
– 8 agosto 2017: incendio in strada Sasso San Pellegrino a Viterbo
– 18 agosto 2017: incendio in località strada Orti-Quartuccio a Viterbo
– 21 agosto 2017: incendio in località Castellaccio a Viterbo
– 21 agosto 2017: incendio in località strada Ciavalletta a Viterbo
– 22 agosto 2017: incendio in località Fiescole a Viterbo
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


