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Rapina finita nel sangue, la moglie della vittima: “Non era una macelleria, ma un mattatoio”

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Nepi – Rapina in macelleria a Nepi, la parola d’ordine è “sangue”. “Non era una macelleria, era un mattatoio”, è stata la descrizione “splatter” ma efficace della moglie di Giancarlo Pallotta. La donna è scesa di corsa dall’abitazione al piano superiore, mentre il marito gridava “bastardo” al rapinatore in fuga e grondava sangue dalla testa e dal volto.


Giancarlo Pallotti con la figlia Lucia

Giancarlo Pallotti con la figlia Lucia


“Pochi centimetri più giù e sarebbe morto”. A dirlo è stato il medico legale Valentina Rosati, che lo scorso mese di ottobre è stata incaricata dalla procura di una consulenza sul macellaio di Nepi accoltellato al volto e alla testa da un rapinatore la sera del 29 agosto nel suo negozio di Nepi.

Il macellaio ha rischiato la vita. Per questo, in base alle conclusioni della dottoressa Rosati, uno dei cinque testimoni sentiti ieri alla ripresa del processo davanti al collegio, il rapinatore è finito imputato anche di tentato omicidio oltre che di tentata rapina aggravata. Vittima il 61enne Giancarlo Pallotti, parte civile con l’avvocato Francesco Massatani. A giudizio immediato un pluripregiudicato trentenne di Civita Castellana, A.G., difeso dall’avvocato Walter Pella. 

In azione un trentenne del posto, fresco di galera, con indosso una maglietta mimetica e il volto travisato da un “passamontagna” ricavato da una manica di tuta bordata di rosso-arancio, coi buchi per la bocca e gli occhi. 

Erano circa le 19,45 del 29 agosto 2023. Pochi minuti prima il padre del rapinatore aveva chiamato i carabinieri: “Mio figlio appena uscito di prigione si è allontanato con la sua macchina e ho paura che faccia qualche cavolata”. Alle 19,52 è scattato l’allarme rapina, lanciato da una testimone oculare, una 34enne che ha anche scattato una foto dell’auto del rapinatore, in fuga ancora con “passamontagna” calato sulla faccia e il sangue che colava dappertutto. “Ha sporcato pure la mia auto che era parcheggiata dietro la sua”, ha sottolineato ieri la donna al processo.


Nepi - La macelleria tabaccheria di Giancarlo Pallotti

Nepi – La macelleria tabaccheria di Giancarlo Pallotti


Alle 19,57 ha chiamato il macellaio, dicendo che colava sangue dappertutto, sollecitando a sua volta l’intervento dei carabinieri. Alle 20,15  è arrivata una seconda chiamata del padre del trentenne: “Mio figlio è appena tornato a casa, ma è coperto di sangue ed è ferito gravemente alle mani”. Aveva tre dita mozzate da una coltellata durante la colluttazione col macellaio che cercava di difendersi. Entrambi erano armati di coltello.  L’imputato fu trasferito e operato d’urgenza a Roma.

Ma il macellaio poteva essere morto. “Pallotti ha sulla fronte una cicatrice da arma da taglio di 8,5 centimetri, poi altre cicatrici su guancia e orecchio, per colpi che hanno comportato anche fratture delle ossa sottostanti. Poi ci sono la frattura del naso e la pericolosissima frattura della teca cranica, che del suo è durissima, il che vuol dire che le coltellate sono state inferte non solo con un grosso coltello, ma con grande violenza. Sono stati dei fendenti. Sulla testa e sul volto, ovvero poco sopra carotide  e giugulare. Pochi centimetri più giù e sarebbe morto”, ha spiegato la consulente, parlando delle lesioni riportate dal macellaio.

Si capisce l’enorme quantità di sangue trovata ovunque: sulla scena del crimine, per strada, sulla vettura e gli indumenti del bandito. “Non era più una macelleria, era un mattatoio”, è stata la descrizione della moglie di Pallotta. “Mi sono messa a tamponare il sangue che mio marito perdeva a fiotti con dei canovacci. La fronte e la guancia ciondolavano, l’orecchio era tagliato, il naso stava appoggiato sul labbro”, ha proseguito la donna, sottolineando come il sangue fosse ovunque, sul marito e nel negozio,

Nell’aggressione, come detto, anche il trentenne è rimasto gravemente ferito a una mano e all’avambraccio, operato d’urgenza al San Camillo Forlanini di Roma, con esiti permanenti. La difesa ha prodotto ieri la cartella clinica del nosocomio romano e del pronto soccorso dell’Andosilla, dove l’hanno accompagnato i genitori e dove è stato arrestato dai carabinieri del radiomobile della compagnia di Civita Castellana. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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