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Viterbo – (sil.co.) – “Gli facciamo dare 4 o 5 revolverate addosso alla porta”, avrebbe detto “Marcellone” ai suoi sodali quando c’era qualcuno da sistemare. Ieri si è avvalso della facoltà di non rispondere Marcello Colafigli, l’ex big della banda della Magliana, comparso davanti al gip Livio Sabatini nel carcere romano di Regina Coeli per l’interrogatorio di garanzia.
Ne sa qualcosa Salvatore Princigalli, detto Pinocchio, il cugino del 50enne ronciglionese Mauro Fioravanti: “Questi qui ti danno fuoco, ti bruciano vivo”. È la vicenda dei centomila euro per la cocaina dei narcos “smarriti” dal cugino: “Fino a che sanno che gli dai i soldi… uno schiaffo e una carota, quando sanno che i soldi tu li hai persi tu sei perso…eh eh hai capito? Perché tanto li hai persi, hai capito? E perciò ti ammazzano”. E Fioravanti, terrorizzato, sarebbe corso a denunciare ai carabinieri.
Il boss settantenne è stato arrestato martedì 4 giugno nell’ambito dell’operazione della Dda di Roma che ha portato a 28 misure per accuse che vanno dall’associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, alla tentata rapina in concorso e tentata estorsione in concorso, alla ricettazione e possesso illegale di armi.
L’inchiesta riguarda un sodalizio criminale, con base logistica nella Capitale e operativo nell’area della Magliana e sul litorale laziale.
Colafigli, secondo l’accusa, tra il 2019 e il 2020, durante la semilibertà, revocata dal tribunale di sorveglianza di Roma il 18 marzo 2021 perché frequentava pregiudicati, sarebbe riuscito a pianificare cessioni ed acquisti di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti dall’estero (Spagna e Colombia), mantenendo rapporti con esponenti della ‘ndrangheta, della camorra, della mafia foggiana e con albanesi inseriti in un cartello narcos sudamericano.
Tra i destinatari delle misure cautelari, 11 sono in carcere e 16 ai domiciliari, mentre è stato disposto l’obbligo di firma per la responsabile della cooperativa agricola di via Anagnina dove “Marcellone” doveva trascorrere pomeriggio e notte prima di rientrare in carcere per seguire :un percorso di sostegno, formazione e acquisizione di abilità e capacità professionali”, come disposto nel 2019 dal tribunale di sorveglianza di Torino. Beneficio revocato nel 2021 quando è tornato dietro le sbarre, al Nicandro Izzo di Viterbo negli ultimi tre anni.
“L’eccezionalità dell’attitudine delinquenziale di Marcello Colafigli – ha sottolineato il gip Sabatini nell’ordinanza di 369 pagine – elemento storico della banda della Magliana, è resa evidente non solo dalla sua disinvoltura nell’intrattenere legami con figure criminali di primo piano o dalla facilità nel compimento di reati di varia natura ma, ancor più, dall’impermeabilità al trentennale periodo di carcerazione non essendo mutate né l’indole né la conoscenza delle dinamiche criminali nel territorio romano e nazionale”.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
