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“Spero che gli italiani non prendano esempio dalle idee di Roberto Vannacci”

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Viterbo - Il generale Roberto Vannacci

Viterbo – Il generale Roberto Vannacci


Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il 5 giugno ci farà visita a Viterbo il generale Roberto Vannacci. Che ci ripeterà il suo punto di vista, ora trasformato da parto letterario in progetto politico a beneficio dell’Europa. E tutti i vannacci del luogo andranno a sostenerlo con luce d’amor patrio negli occhi. Mi permetto allora di riprendere un mio passato scritto, per ribadirlo al lettore, che sia un vannaccio o meno.

Se il generale avesse tenuto una conferenza su come stare in guerra senza cercare di aggravarla, ma anzi provando a fare peace keeping, l’avrei ascoltato volentieri. E’ il suo campo professionale, e ha occupato posizioni di vertice che testimoniano la sua competenza a riguardo.

Quel che scrive sulla società italiana invece è chiacchiera da bar o da ombrellone, e nulla più. Roba che si può sentir dire da chiunque, dall’impiegato/a di banca al ciabattino, dal/dalla dirigente d’azienda all’operaio/a, senza che ne scrivano trecento pagine di libro. Sono giudizi individuali, espressi a pelle e sovente senza altra cognizione di causa che la propria soggettiva ispirazione personale.

Il generale ha tre lauree, si dice, ma sono lauree di scienze militari e diplomatiche che sfiorano appena, a volo d’uccello, una competenza di carattere socioantropologico. Quindi, quel che è ovviamente libero di dire e scrivere manca tuttavia di qualsivoglia autorevolezza culturale e scientifica.

In ogni caso, come ho già sostenuto, intendo bocciare il generale su alcuni argomenti prettamente sociologici. Posso farlo, l’ho fatto per quarantaquattro anni alla Sapienza, in nome e per conto dello Stato Italiano, così come lui ha fatto per il suo lavoro. E una bocciatura sociologica non è certo una medaglia da appendersi al petto specie se si vuole adire all’Europa, che per tradizione è considerata la culla del pensiero sociale.

La normalità. Non esiste come valore assoluto, è una convenzione culturale che cambia nel tempo e nello spazio. E’ persino socialmente pericoloso statuirla una volta per tutte. Duemila anni fa la schiavitù era normale; non lo è più. Quindi, generale: bocciato.

L’eccesso nell’esibizione delle idee. Il generale lo imputa ai movimenti lgbt+; probabile che talvolta tali movimenti eccedano. Ma è un atteggiamento comune in tutti i processi di cambiamento e a chi vuole sostenere le proprie idee. Si chiama rivendicazione, retorica e ritualità identitaria. Io e il generale lo facciamo assieme, quando ascoltiamo l’inno nazionale o rivendichiamo il diritto alla libertà d’opinione. Quindi, generale, bocciato.

L’italianità. È cittadinanza, cultura. Non si misura sul dna, quindi sul colore della pelle. Se così fosse l’italianità non esisterebbe, perché sarebbe complicato mettere assieme sangue celtico e slavo (Norditalia), preitalico (Sardegna), villanoviano (Centroitalia), greco e mediorientale (Suditalia). Peraltro, all’epoca di Cesare, che il generale ammira, avere la pelle scura non impediva di divenire cives romani e persino di diventare imperatori. Quindi, generale, bocciato.

Il politicamente corretto. Ovviamente anch’esso ha i suoi insopportabili Torquemada. Ma di qui ad essere contro di esso, significa “fare di ogni erba un fascio” (un detto che le piacerà, ricorda un po’ la Decima……). In ogni caso, è sui principi del politicamente corretto che si fonda la nostra Costituzione, che lei ha giurato di servire. Quindi, generale, bocciato.

La lettura a scuola di Mein Kampf di Hitler. Per conoscere la storia, lei dice. Ma le chiedo: per conoscere meglio la società e rendersi conto delle abiezioni sessuali lei farebbe vedere un film porno ai suoi figli? Immagino di no. Quindi, generale, bocciato.

Infine. Lei sostiene di interpretare il pensiero della maggior parte degli italiani. Vedremo alle urne… Comunque, è sicuro, o il suo è solo un confirmation bias (cioè una mera speranza interiore)? Ha letto o condotto indagini scientifiche sulla questione o è solo una sua “sensazione”? Quindi, generale, bocciato.

Insomma, spero che gli italiani non prendano esempio dalle sue idee. Di certo, le sue idee non godono né di tale valenza culturale né di tale autorevolezza scientifica da farne un best seller e tanto meno un programma politico.

Lei confida nell’attenzione ricevuta dal suo “successo”? Mah, forse non sa che il successo mediatico è una cosa strana; vale anche per l’uomo che morde il cane, per lo strangolatore di Boston o per le smanie espresse durante una agitata puntata del Grande Fratello. Ci sarebbe da bocciarlo anche per questo, ma lasciamo stare.

Francesco Mattioli


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