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Viterbo – Vittima di una baby gang il diciassettenne rapinato e picchiato quattro mesi fa al Riello, tre minorenni rischiano il processo. Recapitati tre avvisi di fine indagine ad altrettanti minori mentre un quarto sarebbe riuscito a far perdere le tracce.
La procura minorile di Roma ha chiuso in questi giorni con l’invio dei temuti 415 bis che preludono alla richiesta di rinvio le indagini a carico dei tre aggressori che sono stati identificati, uno dei quali nel frattempo si sarebbe reso irreperibile, mentre un quarto è rimasto ignoto.
Difesi dall’avvocato Matteo Moriggi del foro di Viterbo, i tre indagati sono accusati di concorso in rapina, aggravata dall’utilizzo di una bottiglia di vetro come arma e dall’avere trascinato la parte offesa in un luogo appartato per impedirne la difesa.
Il violentissimo episodio risale a quattro mesi fa, sabato 24 febbraio. Era poco prima dell’ora di pranzo quando il diciassettenne sarebbe uscito dall’Ipercoop trovandosi accerchiato da un gruppo di quattro-cinque extracomunitari.
La vittima sarebbe stata trascinata in un parcheggio isolato dove il branco, con ferocia inaudita, lo avrebbe preso a schiaffi e fatto cadere a terra con uno sgambetto, costringendolo a consegnare due smartphone – un Iphone Xr e un Redmi 8 – nonché la somma di 5 euro e un portamonete.
Non contenti, i baby rapinatori avrebbero anche minacciato la vittima, colpendolo alla testa e alle gambe con una bottiglia di vetro, prima che scattasse l’allarme.
Sul posto si sono immediatamente precipitati i poliziotti della squadra volante, mettendosi sulle tracce dei banditi, tre dei quali sono stati successivamente identificati e deferiti alle autorità per rapina aggravata in concorso, mentre del quarto si sarebbero perse le tracce. Nel corso delle indagini, sono state passate al setaccio anche i filmati delle telecamere di videosorveglianza della struttura.
Silvana Cortignani
– Esce dal supermercato, viene accerchiato e rapinato
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

