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“Carenza idrica, noi produttori di nocciole non possiamo permetterci di sprecare l’acqua…”

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Un noccioleto

Un noccioleto – Immagine di repertorio

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Come ogni anno, con l’arrivo dell’estate e del caldo, sopraggiungono anche i vari provvedimenti che le istituzioni, a vari livelli, mettono in atto per segnalare la grave e drammatica carenza d’acqua e limitare l’uso di questa indispensabile risorsa.

Come ogni estate, qui in Tuscia, vengono additati i produttori di nocciole come sperperatori di acqua, si aprono tavoli tecnici per comprendere come limitare l’uso dell’irrigazione delle nocciole, si aprono dibattiti nei consigli comunali e nei vari bar si fanno processi a chi utilizza questa risorsa per produrre e lavorare.

Come presidente di un’associazione che raggruppa perlopiù produttori di nocciole sento il dovere di portare a conoscenza l’opinione pubblica di alcuni dati che possano far chiarezza sulla situazione idrica del nostro territorio. Mi rivolgo soprattutto a quelle persone meno informate e più suscettibili alle becere dicerie, sperando che i dati che riporterò, tutti verificabili, possano diradare quelle nebbie che confondono e nascondono il vero ruolo dei produttori di nocciole nell’utilizzo delle acque.

Noi produttori di nocciole utilizziamo le acque per irrigare per circa 60 giorni l’anno, gli altri 300 (trecento) non irrighiamo.

Noi produttori di nocciole monitoriamo costantemente la soggiacenza delle falde acquifere che utilizziamo e possiamo serenamente affermare che le falde dell’Agro Falisco, nella maggior parte dei casi, non sono in crisi.

Noi produttori di nocciole negli anni abbiamo difeso le acque della Tuscia opponendoci con fermezza e convinzione allo sviluppo di discariche di rifiuti, al progetto della discarica nucleare e alla proliferazione della geotermia.

Noi produttori di nocciole non possiamo permetterci di sprecare le acque che irrigano i nostri terreni perché le nostre aziende a fine anno devono tirare quelle somme economiche che ci fanno vivere.

I nostri impianti a goccia o gli impianti sotterranei sono tutti estremamente efficienti, pertanto, invito ogni scettico a verificare di persona questa mia affermazione.

Per le acque ad uso pubblico, quelle non gestite dalle nostre aziende, la situazione è notevolmente differente dalla nostra: è noto che gli acquedotti italiani sono dei veri e propri colabrodo.

Riporto solo un dato che fa chiarezza ed è facilmente comprensibile, recentemente il Fai – Fondo ambientale italiano ha analizzato la differenza tra i volumi d’acqua prelevati per gli acquedotti pubblici e quelli utilizzati (7,6 miliardi di m3) mostrando il livello complessivo di dispersioni d’acqua e le dimensioni dello spreco del sistema.

Dall’analisi emerge un dato allarmante: la dispersione nel settore civile ammonta a perdite del 45,3%, cioè per ogni 100 litri prelevati dal sistema 45,3 vengono dispersi per inefficienza.

Non aggiungo altro se non un esempio facilmente verificabile di questa inefficienza, andate a vedere quanta acqua perde la condotta idrica presso Circonvallazione Enrico Berlinguer nel comune di Fabrica di Roma, in cui oggi il consumo d’acqua è oggetto di limitazioni secondo un’ ordinanza firmata dal sindaco.

Per questo mi sento di affermare con serenità che siamo in estate, che d’estate normalmente fa caldo, che le precipitazioni sono scarse e che per questi motivi abbiamo bisogno di più acqua dispensata dai sistemi acquedottistici per le nostre esigenze e che se questi non sono efficienti, nei
momenti di massima necessità, ne avvertiamo e subiamo tutte le dannose conseguenze.

Invito, pertanto, le amministrazioni ad essere più vigili nei confronti delle aziende che gestiscono gli acquedotti pubblici, strapagate peraltro dagli utenti, che in cambio ricevono un servizio scarso e carente di qualità.

Fernando Monfeli
Presidente Asta (Associazione spontanea per la tutela degli agricoltori)


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