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Crollo al Miralago chiusa l’inchiesta, due indagati per la morte di Paolo Morincasa e il ferimento del cuoco Massimo Pini

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Montefiascone – Crollo al Miralago, inchiesta chiusa con l’invio a due indagati su tre dei temuti 415 bis che preludono alla richiesta di rinvio a giudizio. 

Rischiano il processo per omicidio e lesioni colposi nonché per violazioni della normativa sulla sicurezza nel lavoro il geometra falisco 57enne Luca Ferri (coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione) e l’imprenditore 67enne Adriano Menichelli (anche lui di Montefiascone, titolare della ditta che stava eseguendo i lavori di ristrutturazione nel locale).

La procura, pm Eliana Dolce, ha invece chiesto l’archiviazione per l’ingegnere orvietano Stefano Frellicca.


Paolo Morincasa

Paolo Morincasa


Luca Ferri è difeso dall’avvocato Angelo Di Silvio, Adriano Menichelli dagli avvocati Lucio Belardinelli e Francesca Carnicelli. 

La chiusura delle indagini è arrivata un anno dopo quella mattina di domenica 18 giugno 2023 quando, verso le 11, una frana travolse il noto ristorante di via Bandita a Montefiascone, dove erano in corso lavori di sbancamento per l’ampliamento, uccidendo il titolare, Paolino Morincasa, 72 anni, e ferendo gravemente il cuoco Massimo Pini, 45 anni, estratto dai soccorritori a mani nude dalle macerie e portato d’urgenza all’ospedale di Belcolle, che ha riportato  una prognosi di oltre cento giorni. 

“Menichelli e Ferri – si legge nell’avviso di conclusione delle indagini – con negligenza, imprudenza e imperizia consistite nella violazione delle norme di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro nonché delle norme relative all’autorizzazione al compimento di lavori edili cagionavano il decesso di Paolo Morincasa causa del crollo della volta della cantina sita nella parte retrostante del ristorante”.


Montefiascone - Il crollo al Miralago

  Montefiascone – Il crollo al Miralago


Menichelli, in quanto datore di lavoro,  non avrebbe provveduto a mettere in sicurezza lo scavo con un’opera di contenimento del terreno adiacente alle mura del ristorante. Ferri non avrebbe progettato alcuni aspetti di sicurezza specifici per il cantiere relativamente alle lavorazioni di sbancamento e al conseguente rischio di seppellimento e crollo, omettendo di inserire nel piano sicurezza la tavola tecnica sulla scavi, la relazione completa riguardante la valutazione dei rischi concreti derivanti dalla lavorazione di cantiere e dell’area circostante.

Secondo le 37 pagine della relazione tecnica dell’ingegnere Rodolfo Fugger, consulente della procura, non sarebbe morto nessuno se solo il giorno prima, durante gli scavi in corso e subito interrotti la mattina di sabato 17 giugno, fosse stato dato il giusto peso all’allarme e fosse stato vietato l’accesso alla cantina e agli ambienti retrostanti il ristorante in attesa della messa in sicurezza. Secondo il consulente “la prevedibilità della frana era evidente”.

Sabato 17 giugno, i lavori sarebbero stati interrotti in quanto l’operatore della escavatrice avrebbe segnalato di aver intercettato, con una delle benne, una grotta e di aver asportato una porzione di volta stimabile in circa un metro quadrato, corrispondente proprio con la parte della volta di copertura della “cantina” dove sarebbe morto di lì a poche ore Paolo Morincasa che, saputo della “crepa”, avrebbe raccomandato a tutti di stare alla larga. Ma “non risulta”, si legge nella relazione del consulente della procura, “che siano state assunte determinazioni drastiche, di inibizione totale all’uso dei locali della cantina, nonostante quanto fosse accaduto, e quanto fosse possibile osservare (foro di 1 mq circa sulla volta di copertura della cantina)”.

Silvana Cortignani


Montefiascone – Il crollo al Miralago

Montefiascone – Il crollo al Miralago


Video: Crollo di un costone di terra, morto il titolare del ristorante Miralago
Fotocronaca: I soccorsi sul posto e le operazioni di recupero – Crolla costone di terra


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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