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“Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, spero che il ricorso abbia un esito felice”

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Tarquinia - Il flash mob all'Università agraria

Il flash mob contro il deposito nazionale per le scorie radioattive


Tarquinia – Proprio ieri è stata diffusa la bellissima notizia del recupero ambientale della zona della Roccaccia, nel comune di Tarquinia.

Conosco personalmente i giovani che hanno partecipato con spirito encomiabile a questa iniziativa e che sono quantomai sensibili nei confronti delle problematiche ambientali.

Mi rimane però difficile spiegare loro che proprio questa zona è stata promossa, da Sogin e con l’avvallo del ministero dell’Ambiente, come idonea per la realizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi (Area VT-25). E questo nonostante un nutrito team di esperti avesse fatto presente, così come contemplato nella fase di consultazione pubblica, i numerosi criteri di esclusione che avrebbero dovuto portare allo stralcio della zona ed ai quali la Sogin avrebbe dovuto attenersi nel selezionare le aree idonee sul territorio italiano. Infatti nella zona si segnala la presenza di sorgenti d’acqua 8anche termali), di un reticolo idrografico direttamente connesso al Fiume Marta, di una zona boscata protetta (come riportato dalla stessa relazione prodotta da Sogin, della quale si allega carta dell’suo dei suoli) caratterizzata da ripopolamento e cattura (destinata alla riproduzione della fauna selvatica); ci troviamo inoltre ad una distanza insufficiente (5 chilometri) dall’abitato di Montalto di Castro, nei pressi di una strada di comunicazione importante (soprattutto nei weekend estivi) che collega Tuscania con Montalto Marina, e di numerosi prodotti agricoli di pregio (DOC, DOP, IGT e IGP) quali vino, olio extra-vergine, formaggi, ortaggi, salumi e carne.

Va sottolineato che analoghe criticità sono state fatte osservare per tutti e 21 i siti idonei della Tuscia. Ad oggi non è dato sapere i motivi per i quali le suddette osservazioni sono state completamente ignorate, tanto che è stato impedito l’accesso agli atti, anche a seguito di un ricorso al Tar Lazio, presentato dai tanti comitati no scorie che si sono creati nella Tuscia.

Si spera solo che il ricorso contro la selezione delle aree idonee, impugnato non solo dai suddetti comitati, ma anche da tutti comuni viterbesi, dalla provincia di Viterbo e dalla regione Lazio, abbia un esito più felice.

Antonio Menghini
Geologo, membro dell’International Association of Hydrogeologists, responsabile scientifico del comitato cittadino per la salvaguardia del territorio di Canino e della Tuscia


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