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Evasione milionaria e corrieri di medicinali sfruttati, un autista: “Mai fatti turni di lavoro massacranti”

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Carabinieri e guardia di finanza

Carabinieri e guardia di finanza

Viterbo – (sil.co.) – “Non eravamo sottoposti a turni di lavoro massacranti”. È ripreso così, ieri, con la testimonianza per la difesa di uno dei corrieri che trasportavano i medicinali destinati alle farmacie, il processo per una presunta maxi evasione fiscale da 20 milioni di euro e sfruttamento del lavoro  aggravato dallo stato di bisogno.

Imputati gli imprenditori viterbesi Giuseppe e Stefania Boni, i dipendenti Roberto Aquilanti e Andrea De Angelis e il consorzio logistico Interservice Group del Poggino. Quest’ultimo, finito sotto la lente di carabinieri e guardia di finanza le cui indagini si sono concluse nel 2016, tra il 2010 e il 2014 si sarebbe occupato di trasporto merci e in particolare della distribuzione di medicine in mezza Italia per i più grandi colossi farmaceutici attraverso una girandola di cooperative fantasma chiamate coi nomi di costellazioni e pianeti.

Risale all’8 giugno 2018 il blitz dei carabinieri all’interno del capannone, mentre c’erano 19 autisti al lavoro. Gli imputati sono accusati a vario titolo di evasione fiscale, intermediazione illecita e sfruttamento dei lavoratori. Ma solo per i fratelli Boni sarebbero ancora in piede alcuni capi d’imputazione, mentre per gli altri due imputati il processo sarebbe già prescritto, secondo quanto ribadito ieri dalla presidente del collegio Daniela Rispoli che ha rinviato l’udienza in autunno per una verifica da parte del pm Michele Adragna e decidere come proseguire per le contestazioni ancora in piedi.

Gli autisti, una ventina, tanti quanti le cooperative, sarebbero stati costretti a turni massacranti e sottopagati con lo spettro del licenziamento. In media 12 ore al giorno, sei giorni alla settimana e due domeniche al mese, per 1000-1200 euro. Quattro i lavoratori che si sono costituiti parte civile.

“Ho lavorato come autista per il consorzio dal 2002 al 2022. Mai fatti turni massacranti in venti anni. La mattina partivo verso le 5,30 da Viterbo per il litorale. Finite verso le 9,30 le consegne alle farmacie, da Tarquinia a Fregene, andavo in pausa fino alle 14, quando dovevo essere a Roma per prendere un altro carico e fare il giro inverso, terminato il quale rientravo a Viterbo, di solito verso le 18,30. Lo facevo volentieri, andavo tutti i giorni al mare, avevo il tempo per trastullarmi e lo stipendio era buono”, ha detto il testimone, un corriere viterbese, che ha negato di sentirsi parte offesa, spiegando che si era addetti o al giro diurno oppure al giro notturno, un servizio di “navettaggio serale”, dalle 17,30 fino a circa mezzanotte, cui erano destinati 3-4 autisti. 

Nella ricostruzione della guardia di finanza prima, e dell’amministrazione finanziaria poi, le società cooperative erano solo dei meri schemi interposti tra il datore di lavoro, Giuseppe Boni, ed i lavoratori.

Le società, come confermato dalla cassazione che ha rigettato il ricorso presentato da Giuseppe Boni contro l’agenzia delle entrate, relativamente a una sentenza del 6 luglio 2021 della commissione tributaria regionale del Lazio, sarebbero servite per disporre di un centro di imputazione delle prestazioni erogate, ed unico utilizzatore delle attività formalmente svolte dalle società consorziate sarebbe rimasto Giuseppe Boni.

Si torna in aula il primo ottobre.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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