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Viterbo – Ex poliziotto accusato del tentato omicidio della compagna in fuga, slitta a dopo l’estate la sentenza.
La discussione era in programma lo scorso martedì, ma per un legittimo impedimento di uno dei componenti del collegio è stata rinviata al 5 novembre. Stando ai tempi preannunciati dai legali di parte civile e difesa, ci si aspetta un’udienza fiume. Di sicuro un’udienza molto combattuta.
Imputato un ex poliziotto sessantenne, Alberto Aniello, arrestato nel primo pomeriggio del 29 gennaio 2021 mentre la ex compagna, cui aveva sferrato cinque coltellate mentre faceva la valigia per lasciarlo, veniva portata d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle dopo essere stata trovata dai soccorritori in fondo alle scale di casa in una pozza di sangue.
Vittima una 57enne d’origine polacca, raggiunta da tre fendenti all’addome e due alla schiena, uno dei quali vicinissimo al cuore. Uno dei fatti di sangue più cruenti ai danni di una donna avvenuti di recente nel Viterbese, a Capranica. L’imputato è stato rimesso in libertà il 9 settembre 2022 per decorrenza dei termini, prima della fine del processo di primo grado, dopo un anno e otto mesi trascorsi nel carcere viterbese di Mammagialla.
All’udienza del 14 maggio, l’avvocato di parte civile Alessia Moscardelli, in sostituzione della collega Ernestina Portelli, ha chiesto l’acquisizione di una foto recente dell’imputato a una festa di compleanno, pubblicata su una piattaforma, quindi di alcuni certificati medici in lingua polacca che attesterebbero le tuttora precarie condizioni di salute della vittima, cui si sono opposti i difensori Amedeo Centrone e Federica Ambrogi. È finita che il collegio ha rinviato a luglio per la sola valutazione della documentazione prodotta dall’avvocato di parte civile e procedere con la discussione, rimandata ora a dopo l’estate.
Dell’accoltellamento Aniello, il cui esame risale all’11 aprile dell’anno scorso, ha detto in tribunale di non ricordare nulla: “Per non vedere che se ne stava andando via, mentre si preparava ho ingoiato un flacone intero di Xanax e una scatola di sonniferi. Mi sono risvegliato in ospedale la sera del 30 gennaio in ospedale, quando sono venuti a prendermi i carabinieri per portarmi al carcere di Vasto”.
Secondo la perizia medico legale e psichiatrica affidata dal tribunale a due consulenti, illustrata in aula il 13 settembre 2022 dalla dottoressa Giorgia Ciancolini e il successivo 6 dicembre dal dottor Francesco Biagiotti, la coltellata che ha sfiorato il cuore della vittima poteva ucciderla, mentre la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento dei fatti sarebbe stata fortemente scemata. A giungere a quest’ultima conclusione è stato il dottor Biagiotti, duramente contestato dall’avvocato di parte civile Moscardelli.
Tre i coltelli da cucina, dello stesso set, usati dall’imputato contro la compagna: da 8, 13 e 18 centimetri. “La parte offesa non è mai stata in pericolo di vita, ma il colpo sferrato sotto il seno destro, che ha provocato lacerazioni e contusioni al polmone nonché sfiorato il cuore, poteva essere mortale”, ha detto in aula il medico legale Giorgia Ciancolini.
L’accoltellamento è avvenuto attorno alle 14, 20 del 29 gennaio di tre anni fa. L’allarme dato dal vicino che per primo ha soccorso la 55enne, è scattato alle 14,26. Per primo è giunto un carabiniere della locale stazione. Alle 14,40 è arrivato il 118. L’ambulanza è ripartita con la paziente a bordo alle 15,20, dopo che i sanitari hanno medicato sul posto le ferite.
La vittima è giunta al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle alle 15,50 con un codice rosso. Alle 2 di notte la parte offesa è stata condotta in sala operatoria dove le è stato apposto il drenaggio per il pneumotorace derivato dal colpo che ha raggiunto il polmone e sfiorato il cuore.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
