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Viterbo – (sil.co.) – È finita nel peggiore dei modi la storia d’amore tra due “marinai.” Lei aveva meno di trent’anni e una bambina nata da una precedente relazione quando, nel 2016, si è innamorata del suo ex che aveva venti anni di più.
Entrambi imbarcati a bordo di navi traghetto di compagnie diverse, lui come comandante, sono rimasti insieme fino alla vigilia di ferragosto del 2019, quando lei lo ha lasciato dopo l’ennesima lite scatenata dalla gelosia ossessiva del compagno, con cui, lavoro permettendo, conviveva a Civitavecchia da appena qualche mese.
La relazione, un “rapporto burrascoso” durato circa tre anni tra continui “lascia e prendi”, si è definitivamente conclusa il 12 novembre 2019, quando la donna, oggi 36enne, ha denunciato l’ex, oggi 57enne, finito a processo per stalking davanti al giudice Jacopo Rocchi. “Ma lo avevo lasciato già da tre mesi, il 13 agosto 2019, mentre ero in navigazione, dopo l’ennesima scenata di gelosia, durante una videochiamata su Skype, solo perché dietro a me era passato un marinaio e lui pensava fosse il mio amante”, ha detto la presunta vittima.
L’imputato, convinto che la compagna avesse un altro, avrebbe continuato a perseguitare non solo lei, nel frattempo tornata a vivere nel suo paese in provincia di Viterbo, ma anche una cugina e la sorella, arrivando a farle la posta fuori della scuola frequentata dalla figlia. “Motivo per cui mi sono decisa ad andare dai carabinieri e sporgere querela”, ha spiegato la 35enne, mentre la difesa ridimensionava i presunti atti persecutori, parlando di un numero limitatissimo di tre-quattro episodi che avrebbero coinvolto imputato e parte offesa.
La 35enne ha però replicato che l’ex si sarebbe rifatto vivo anche successivamente, nella primavera del 2020, presentandosi nella città portuale toscana dove viveva e vive tuttora con il marito, anche lui imbarcato su navi traghetto, sposato nei mesi immediatamente successivi alla fine della relazione con l’imputato.
Il processo riprenderà la prossima primavera, quando potrebbe arrivare anche la sentenza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
