Piazzale Gramsci
Viterbo – Lo sconcio di piazzale Gramsci. Da una parte, quella verso i binari della ferrovia, il restyling voluto dall’amministrazione della sindaca Chiara Frontini, con fiori e cespuglietti.
Viterbo – Piazzale Gramsci
Poco più avanti, il resto della piazza che guarda invece verso porta Fiorentina e pratogiardino Lucio Battisti, tutto come prima. Tutto come sempre.
Viterbo – Piazzale Gramsci
Fioriere secche, pratino con l’erba bruciata e piante in evidente stato critico, tanto per essere gentili. Se non bastasse, ci si mettono pure le cassette dei contatori, sempre lungo gli spazi che avrebbero dovuto essere destinati al verde. In una città dove in primavera l’erba te se magna, per quanto è alta, e in estate si secca come non ci fosse invece un domani. In mezzo l’amministrazione della rivoluzione civica. Inerte. Questa volta, tanto per utilizzare un eufemismo.
Viterbo – Piazzale Gramsci
Cassette dei contatori rotte, sporche, disarcionate e con tutto quello che azionano in bella vista. E alla portata di tutti.
Viterbo – Piazzale Gramsci
Una piazza dimezzata, come appunto il visconte di Italo Calvino. Un romanzo ambientato alla fine del Cinquecento; la storia di Medardo di Terralba. Il visconte che, entrato a far parte dell’esercito cristiano, parte per la Boemia col fedele scudiero Curzio per combattere i Turchi. Qui, in battaglia, viene colpito e diviso a metà da una palla di cannone. Incidente dal quale sembra essersi salvata, di Medardo, solo la metà malvagia che, orrendamente sfigurata, torna a Terralba. Sadico e crudele, con il solo obiettivo di instaurare un regime di terrore. Per opprimere gli abitanti della città e le figure più vicine. Storia che avrà comunque un lieto fine.
Daniele Camilli




