Viterbo – (sil.co.) – Costringe la moglie incinta a uscire a passeggio, nonostante la gravidanza a rischio. Lei si sente male per strada e finisce al policlinico Gemelli di Roma, dove partorisce un figlio prematuro, avendo per fortuna entrambi salva la vita. La coppia, residente in un centro della provincia, ha tre figli di 12, 8 e 6 anni, nati col cesareo. Motivo per cui il quarantenne avrebbe aggredito la moglie dicendole frasi del tipo: “Non sei una madre perché hai partorito col cesareo e non hai sofferto”.
Sono solo alcuni degli episodi che hanno portato dritto a processo, col giudizio immediato disposto dal gip Giacomo Autizi, un quarantenne sudafricano sposato con una 46enne peruviana, colpito da allontanamento in primavera su richiesta della pm Paola Conti e attualmente in carcere in seguito all’aggravamento della misura.
Comparso questo martedì per la prima volta davanti al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi, è accusato di maltrattamenti aggravati in famiglia, dal 2011 al 2024, ai danni della ex compagna, parte civile con l’avvocato Dominga Martines. Il difensore d’ufficio Lorenzo Lepri ha chiesto i domiciliari col braccialetto, spiegando che il suo assistito avrebbe capito la gravità delle condotte, ma il tribunale per ora si è riservato.
La coppia, residente in un centro della provincia, ha tre figli di 12, 8 e 6 anni, nati col cesareo. Motivo per cui il quarantenne avrebbe aggredito la moglie dicendole frasi del tipo: “Non sei una madre perché hai partorito col cesareo e non hai sofferto”. L’avrebbe quindi insultata per le sue origini: “Sei una puttana, sei una peruviana, non sei europea come me, io sono inglese e tu sei inferiore”.
L’avrebbe inoltre umiliata con frasi sessiste: “Sei una donna devi stare a casa con i figli, sei malata, non sei una buona madre, non sei buona a fare niente, io non merito di vivere con voi, io merito di più, sono inglese”. Non solo ingiurie. All’ordine del giorno sarebbero state anche le minacce di morte, con atti di violenza sia fisica che psicologica, dalle testate sulla fronte, ai calci e pugni, dal lancio di oggetti alla violenza sessuale.
L’imputato, secondo l’accusa, avrebbe anche costretto la vittima ad avere rapporti sessuali contro la sua volontà, in seguito ai quali è rimasta incinta del terzo figlio, obbligandola ad andare a passeggio nonostante la gravidanza a rischio. “Lo fai apposta – le avrebbe intimato – devi uscire, alzati, non é vero che non puoi camminare”. E ancora: “Non sei capace, ma che donna sei, non sei una donna normale, i tuoi figli nascono senza che tu soffra”.
Non avrebbe inoltre perso occasione per metterla in cattiva luce davanti agli altri: “Lo sapete che mia moglie é ignorante? È cresciuta tra le montagne nel terzo mondo, non conosceva le stelle e non sapeva che il mondo era tondo”. Fino alla minaccia più grave di tutte: “Io ti ammazzo se mi lasci”.
Il processo entrerà nel vivo a ottobre con la testimonianza della vittima.
L’avvocato di parte civile Dominga Martines
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
