Adriano Marchetti
Civita Castellana – “Possiamo puntare sulla qualità del prodotto”. L’amministratore di Saturnia Adriano Marchetti spiega come affrontare la concorrenza internazionale nel mondo della ceramica.
Marchetti punta su tecnologia e ambientalismo per la porcellana da tavola. “Cerchiamo di essere sempre più automatici – spiega -: massifichiamo la produzione e cerchiamo di standardizzarla. Recuperiamo il 99% degli scarti all’interno del ciclo produttivo”.
La Saturnia ha saputo modificarsi nel tempo per rimanere al passo del mercato internazionale, sempre più competitivo nel campo delle stoviglie. Marchetti ricorda i punti di forza dell’azienda e il modo per continuare con un occhio alle lezioni del passato e l’altro al futuro, dove le politiche ambientali e la tecnologia possono fare la differenza.
Civita Castellana – I piatti di Saturnia
Quanti dipendenti contate?
“Attualmente abbiamo 106 dipendenti effettivi e ne impieghiamo 8 con lavoro somministrato. La nostra azienda per funzionare a pieno impegna all’incirca 120 persone. Gli ultimi quattro anni sono stati abbastanza pesanti, a partire dalla pandemia, perché gli utilizzatori dei nostri prodotti sono prevalentemente ristoranti e hotel che sono stati chiusi per un lunghissimo periodo, quindi i nostri clienti non hanno lavorato e di conseguenza neanche noi. Durante questi quattro anni, non avendo necessità di accendere al 100% l’azienda a causa di mancanza di ordinativi, man mano che il personale andava in pensione abbiamo reintegrato le persone. La forza lavoro era scesa fino a 101 persone.
Adesso pian piano abbiamo iniziato a reintegrare questo personale, e quest’anno possiamo definirlo il primo quasi normale, per questo nel periodo delle vacanze, quello in cui abbiamo il picco degli ordinativi, avendo paura che poi questa ripresa non sia duratura, e non potendo supportare il costo di eventuale personale in più – e magari aprire delle procedure come la cassa integrazione che fa stare a casa gli operai non impegnati – preferiamo utilizzare queste forme flessibili di lavoro attraverso le agenzie di lavoro somministrato. Tendiamo a chiedere al personale già in forze se hanno figli che necessitano di lavorare, persone senza impiego, che facciamo iscrivere all’agenzia per prenderli con noi. Se questa mole di lavoro si stabilizza diventano parte integrante dell’organico aziendale entro i dodici mesi”.
Civita Castellana – Saturnia
Qual è il segreto della continuità produttiva dell’industria ceramica di Civita Castellana?
“Questo esula un po’ dalle mie competenze perché il successo del distretto sta nel lato dei sanitari. Noi abbiamo preso un’altra piega a causa dell’invasione dei prodotti a basso costo, prevalentemente all’inizio dalla Cina. Tutte quelle aziende che prima riuscivano a stare sul mercato non stavano più dentro ai costi. Anche noi adesso fronteggiamo la concorrenza dei paesi del Far East – non solo Cina ma anche Vietnam, Bangladesh, India – e paesi europei come Romania, Polonia e Turchia. È come fare una partita di calcio, solo che giochi in undici contro tredici”.
Civita Castellana – Saturnia
Quanto è rimasto della tradizione della porcellana da tavola, e quanto invece è stato improntato negli anni?
“Non vorrei essere troppo pessimista ma la tradizione per quanto riguarda il settore delle stoviglie è stata spazzata via a ridosso degli anni 2000. Io ho iniziato qui in Saturnia nel giugno del 2000 e l’azienda impiegava circa 330 persone. Quel tipo di porcellana impegnava anche parecchie donne nell’ambito della decorazione, adesso con la produzione massificata facciamo uso di macchine di decorazione digitale: l’intervento dell’operatore, la manualità che faceva parte della tradizione è stato praticamente annientato”.
Cosa è rimasto del bacino delle porcellane da tavola a Civita Castellana?
“A Civita siamo rimasti noi come industria intesa in senso stretto, poi non voglio mancare di rispetto alle poche aziende del campo. Quando mi riunisco con il Comitato Stoviglie di Confindustria Ceramica siamo quattro o cinque aziende e nessuna fa parte del distretto di Civita Castellana. Le altre sono realtà più piccole a livello di tonnellate di produzione, noi produciamo o sei o sette tonnellate di porcellana all’anno”.
Civita Castellana – Saturnia
Come state rispondendo alla concorrenza estera?
“La nostra è un’azienda che ha fatto una scelta strategica a metà degli anni ‘80 quando è stato cambiato il materiale con cui vengono fabbricati i nostri piatti. Mentre prima facevamo una produzione analoga al resto del distretto, all’epoca, con investimenti a livello tecnologico di un certo livello, si passò ad un materiale più resistente, più brillante e più adatto all’utilizzo in hotel. Il prodotto Saturnia è un vitreous china, quindi porcellana di livello medio adatta alla pizzeria. La produzione prima della metà degli anni ’80 era una ceramica chiamata comunemente terraglia, più tenera e cotta a temperatura più bassa, non adatta all’utilizzo del ristorante perché aveva un grado di assorbimento maggiore, quindi non adatto da un punto di vista igienico ad ospitare cibi, e meno resistente. La scelta dell’epoca ci ha tirato fuori da quella produzione comune che si faceva qui, permettendoci di diventare partner d’elezione per i professioni della ristorazione. Nel 2000 avevamo settori anche per uso domestico come quello per le tazze, però con l’arrivò dei prodotti a basso costo non c’è stata più richiesta quindi anche quella divisione ad uso domestico è stata chiusa, specializzandoci sulla ristorazione, che all’epoca fu vissuta come necessità ma che si è rivelata nel tempo come una scelta vincente.
Fronteggiamo i prodotti d’importazione con un ottimo livello del servizio, come il tempo di consegna. Riusciamo a consegnare in tempi rapidissimi; siamo anche produttori, quindi facciamo tutto il ciclo completo nell’azienda, e spesso i fornitori di impianti si preoccupano della tenuta dei nostri macchinari per quanto il nostro ciclo è veloce. Inoltre abbiamo la possibilità di andare a personalizzare i prodotti e possiamo puntare sulla qualità del prodotto. Un altro punto di forza è l’innovazione tecnologica; in genere i paesi che puntano più sulla manodopera tendono ad utilizzare meno tecnologia, mentre noi cerchiamo di essere sempre più automatici: massifichiamo la produzione e cerchiamo di standardizzarla il più possibile per ottenere le economie di scala dei nostri impianti dobbiamo sempre produrre in grandi quantità”.
Civita Castellana – Saturnia
Quanto puntate sul green?
“Per quanto mi risulta siamo tra le prime aziende certificate Esg, la prima del distretto. Questo attesta che abbiamo delle procedure per quello che riguarda l’utilizzo delle risorse ambientali ed è anche un discorso di etica e di rispetto per il personale. Noi recuperiamo il 99% degli scarti all’interno del ciclo produttivo. Dalla produzione d’impasto alle presse dove viene stampato il piatto, tutto quello che viene scartato viene riutilizzato. Abbiamo un funzionale impianto di recupero delle acque reflue industriali: tutte le acque utilizzate sono canalizzate e vanno a finire all’interno di un depuratore, e dopo in un impianto che estrae l’acqua, la tratta e la stocca per essere riutilizzata. Buttiamo via veramente poca roba.
Per quello che riguarda l’utilizzo dell’energia, l’anno scorso abbiamo triplicato il nostro impianto fotovoltaico: siamo partiti anni fa con un impianto da 500 kW adesso abbiamo 1.5 MW che riesce a coprire più di un terzo del fabbisogno energetico dell’azienda. Per il futuro abbiamo diversi progetti sul tavolo: per il forno principale, che consuma circa 8.000 m3 di gas metano al giorno, dopo una certificazione del nostro fornitore potremmo utilizzare una miscela che comprende il 15% di idrogeno. Abbiamo anche un consulente per le risorse rinnovabili, che ha installato nell’azienda un sistema di monitoraggio dei consumi di aria compressa, gas ed energia. Grazie al monitoraggio possiamo intervenire e recuperare. Abbiamo fatto uno studio di fattibilità, sempre insieme ai consulenti, per la costruzione di un impianto fotovoltaico a terra per la produzione di idrogeno verde. Lo studio di fattibilità l’abbiamo fatto, ma attualmente non è ancora conveniente, ma nemmeno due anni fa quando i costi del gas erano elevati. Se non si interviene con un sistema di incentivazione difficilmente si riesce a tirar fuori idrogeno verde ad un prezzo conveniente”.
Alessandro Maestri





