Chiara Frontini
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Nella realtà politica quotidiana che questa esagitata amministrazione ci offre, garantita anche da un assordante silenzio di chi dovrebbe alzare la voce per tutelare i cittadini dai quali hanno ricevuto spesso valanghe di voti, assistiamo in realtà ad una vera e propria fiera delle vanità.
Eventi e fiere di vario genere, grigliate, inaugurazioni di aiole, e chi ne ha più ne metta. Divertimento elargito a piene mani, ma non dimentichiamo che la parola divertimento (dal latino divértere) può stare anche a significare la volontà di far deviare o dimenticare quelli che sono i reali problemi della città e relative frazioni che quotidianamente il signor Mario e la signora Maria ci illustrano ampiamente sui giornali online.
Precisiamo che il divertimento e la cultura sono importantissimi e necessari per la economia di una città e per generare larghi consensi di pubblico e critica , nella misura in cui non esistono altre importanti priorità, quando una città può viverle con gioia e partecipazione perché si offre all’occhio del visitatore pulita, sicura e solidale.
Ma per la sindaca, e il suo assessore alle Politiche sociali, le emergenze sociali non rappresentano sicuramente una priorità. La povertà sta raggiungendo livelli preoccupanti , sempre più lunghe le file nei pochissimi centri di accoglienza a disposizione (si poteva in questo caso pensare alla creazione di Hub solidali di quartiere), niente potenziamento degli asili nido comunali, che secondo i suoi numerosi voli pindarici caratteristici del programma elettorale, avrebbero sostenuto la genitorialità, favorendo l’accesso al lavoro delle donne , riducendo povertà e diseguaglianza educativa.
E come dimenticare le sue affermazioni in merito alla creazione di misure di contrasto ai casi di marginalità estrema e creazione di opportunità per bambini e famiglie in difficoltà di cui non vediamo traccia. Così come il miglioramento della vita nella terza età, considerando che in molti quartieri non sono affatto presenti centri polivalenti importantissimi per diminuire l’isolamento sociale in cui molte persone anziane vivono . I soggiorni climatici per la terza età, che permettevano con un piccolo impegno in bilancio, la possibilità per molti anziani a basso reddito di potersi permettere una vacanza, non sono più stati realizzati da molto tempo.
Inoltre per quanto riguarda i centri polivalenti per la terza età è ferma da tempo immemore la stesura del nuovo regolamento, con le apposite indicazioni deliberate dalla regione Lazio, che permetterebbero la trasformazione dei centri in associazioni di promozione sociale permettendo loro di poter accedere ad apposite convenzioni per la elaborazione in piena autonomia di progetti e poter ottenere finanziamenti finalizzati alla loro realizzazione. Ma anche soggiorni climatici per bambini provenienti da famiglie disagiate economicamente che spesso, dovendo occuparsi di problemi più seri legati alla quotidiana sopravvivenza, non possono offrire ai figli un momento di svago fuori dalla città.
Nessuna considerazione per lo sviluppo di un welfare di prossimità, prossimità intesa come bisogno qualificato condiviso tra più persone, uno di quei bisogni su cui si misurano il grado di civiltà e progresso di una società, da quelli primari come mangiare, vestirsi, avere cure mediche, avere una casa a quelli relativi al decoro del luogo in cui si vive. Prossimità, quindi come disposizione a sentire anche come propri i problemi di chi ci è accanto. Welfare di prossimità inteso come forma di assistenza che offre servizi di ascolto, accompagnamento e autonomia alle famiglie e ai cittadini, anche in condizioni di fragilità, sul quale in questo momento molte amministrazioni stanno lavorando, creando sportelli di ascolto multifunzionali (sportelli di prossimità) e impiegando molte risorse del Bilancio comunale (in campagna elettorale la sindaca aveva addirittura ventilato l’ipotesi della creazione ad hoc di un apposito bilancio sociale). Elaborando progetti di co-abitazione, creazione di web radio che renderebbe protagonisti i migranti presenti sul territorio, rifugiati, richiedenti asilo, minori non accompagnati con lo scopo di dare voce alle esperienze ed alle storie, riducendo le distanze e sensibilizzando i cittadini sui temi della inclusione sociale.
Andrebbe sicuramente approfondita la questione relativa alla grave deprivazione materiale che stanno subendo molte famiglie viterbesi con la impossibilità di soddisfare i bisogni essenziali, non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione, non poter sostenere una spesa imprevista (specialmente cure mediche ecco la necessità di creare ambulatori medici gratuiti di quartiere), potersi permettere un pasto proteico almeno due volte ogni due giorni, essere in arretrato nel pagamento delle bollette e non potersi permettere di soddisfare i bisogni essenziali dei propri figli.
La nostra speranza è che quello che scriviamo possa servire a dare maggiore consapevolezza su quelle che sono le vere emergenze che spesso è più comodo nascondere come polvere sotto il tappeto e che a lungo andare se non considerate a dovere potrebbero portare allo scoppio di una vera bomba sociale con conseguenze poi difficili da arginare, lo stiamo già vedendo con la crescita in maniera esponenziale della delinquenza giovanile, dei furti e delle aggressioni a cittadini spesso indifesi.
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