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Viterbo – “Erano consenzienti”. Si è difeso così davanti al collegio Ubaldo Manuali, il netturbino 59enne ai domiciliari da settembre, presunto stupratore seriale di almeno tre donne conosciute su Facebook che avrebbe drogato, violentato, fotografato e filmato, condividendo le immagini con gli amici.
“Non sono un mostro – ha proseguito – ho sessant’anni, manco fossi Rocco Siffredi”.
Rocco Siffredi no, ma nel corso dell’interrogatorio ha trovato il modo di dire come la sera del 15 gennaio 2023, quando avrebbe approfittato di Stefania Loizzi, avesse i capelli lunghi, “perché facevo la comparsa in un film ambientato nell’Ottocento”. D’altro canto, fin dall’inizio, sbirciando i suoi numerosi profili social, era emersa l’indole del piacione “sosia di Keanu Reeves”.
Durante l’interrogatorio dei difensori Pier Francesco Mazzini e Fabio Frattini, l’operatore ecologico di Riano ha negato tutto, cercando di resistere alle controdomande del pm Michele Adragna e dei difensori delle tre donne di Mazzano Romano, Capranica e Alatri che si sono costituite parte civile nel processo per violenza sessuale plurima e diffusione di video e foto pornografici. Sono assistite dagli avvocati Bruno Novelli Valerio Zappulla e Alessandro Moratti.
Avrebbe conosciuto la Loizzi – che con la sua denuncia ha scoperchiato la pentola – tramite Facebook nel 2018, ma per un paio di anni non si sarebbero più sentiti. “A fine 2022 mi ha chiesto dei prestiti per l’affitto. Mi invitò anche a casa sua e tra noi ci fu un approccio erotico. La sera del 15 gennaio 2023, feci la spesa e cenammo da lei. Siccome non faceva che parlare della sua ansia e non voleva prendere le medicine della madre che aveva in casa, le portai le mie goccette che avevo in macchina, non so quante, ma si è sentita male, quindi mi sono fermato a dormire da lei”.
Ha negato di avere avuto rapporti sessuali completi con la donna, ammettendo un orgasmo all’incontro precedente, rispondendo al pm Adragna che gli chiedeva come si spiegasse la grande quantità di sperma su lenzuolo, federa e pigiama della parte offesa: “Non me lo spiego, forse nel dormiveglia…”. Farfugliando a seguire delle accuse contro gli investigatori che al momento del fermo sarebbero stati aggressivi: “Non ci sto, sono stato fatto passare per un mostro”.
Un “amore” all’insegna della salsa, a detta di Manuali, quello con la donna di Capranica che, incontrata la prima volta il 25 settembre 2022, ha saputo del video nove mesi dopo dalla polizia, che l’ha invitata in commissariato per la “proiezione” a giugno, grazie alla denuncia della Loizzi. Stessa sorte della parte offesa di Frosinone.
La verità di Manuali. “Prima abbiamo preso due Spritz e due Negroni in un bar di Vetralla, dove mi ha detto della sua passione per il ballo. Rideva tanto, mentre accennavo alcuni passi e diceva che dovevo frequentare la scuola dove andava lei. Poi siamo andati a casa sua e abbiamo fatto l’amore prima sul divano e poi a letto”. “A quel punto – ha proseguito Manuali – ho fatto un errore, ho girato un video e lei si è stranita. Poi ha preso le goccette per dormire ed è venuto fuori che erano le stesse goccette che usavo pure io (che però il medico di base ha detto di avergli prescritto il successivo mese di novembre, ndr). Le ha prese da sola, poi abbiamo trascorso insieme il giorno successivo, quindi abbiamo continuato a frequentarci fino a novembre”.
Tutto bene, madama la marchesa, non fosse per dei messaggi, dei quali gli ha chiesto contezza il pm Adragna, che la donna gli ha inviato due giorni dopo, il 27 settembre, dicendo di non ricordare cosa fosse successo la sera del 25 e chiedendogli cosa le avesse messo nel Negroni. “Lei racconta una storia, la donna un’altra”, ha concluso Adragna.
Sarebbe stato invece frutto di una relazione clandestina, nata su Facebook all’insegna del sesso virtuale da remoto, l’incontro del 10 dicembre 2022 a Roma e poi a casa dell’imputato con la vittima di Alatri. “Abbiamo avuto un rapporto orale sul divano e poi a letto. La mattina dopo si fece anche fare delle foto sexy. La sera mi disse che era cotta, distrutta, perché il fidanzato gelosissimo l’aveva tenuta al telefono tutta la notte precedente”, ha detto, negando al pm Adragna di averle somministrato qualcosa e dicendo che “I lamenti del video? Potrebbero essere anche dei gemiti”.
“La verità è che queste erano consenzienti, ho sbagliato a mandare il video, ma non sono un mostro”, ha ribadito Manuali fino all’ultimo.
La discussione è stata rinviata al 7 ottobre per sentire un testimone della difesa, cui sono stati negati dal collegio due consulenti che avrebbero dovuto parlare degli effetti delle benzodiazepine e della salute mentale dell’imputato.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


