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Uccise un cane trascinandolo col fuoristrada, ottantenne condannato a 8 mesi e a risarcire gli animalisti

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Montefiascone – Cane strangolato dal guinzaglio lungo appena 40 centimetri con cui era legato al gancio di traino del fuoristrada del padrone, condannato a otto mesi di reclusione e 12mila euro di multa per maltrattamenti aggravati dalla morte dell’animale  l’imprenditore agricolo ottantenne di Montefiascone che il 13 febbraio 2021 ha provocato la tragica fine di Sheila, una femmina di pastore del Caucaso di quattro anni.

La bestiola, sottoposta ad atroci sofferenze, fu trascinata sull’asfalto con la corda stretta sempre più stretta al collo per circa un chilometro e mezzo, gran parte dei quali sulla Cassia. 


Intervento dei carabinieri - nel riquadro il cane Sheila

Intervento dei carabinieri – nel riquadro il cane Sheila


Si è chiuso così, ieri davanti al giudice Roberto Cappelli, il processo di primo grado in cui si sono costituiti parte civile gli animalisti di Lav e Accademia Kronos con gli avvocati Maurizio Mazzi e Ottavio Maria Capparella, cui è stato riconosciuto il diritto a un risarcimento da quantificare in sede civile. 

L’imputato, che era andato in macchina a recuperare il cane scappato, è difeso dalla legale Francesca Laureti che una volta uscite le motivazioni della sentenza, fra 90 giorni, potrà decidere se presentare appello. 

Il pubblico ministero, sottolineando durante la discussione la crudeltà e l’assoluta non necessità di legare l’animale a quel modo alla macchina, aveva chiesto la stessa condanna a otto mesi di reclusione per il reato di uccisione di animale poi riqualificato in maltrattamenti aggravati dalla morte, ponendo l’accento sull’atroce fine per strangolamento e trascinamento per un chilometro e mezzo sull’asfalto della femmina di quattro anni di razza pastore del Caucaso, che all’automobilista che ha chiamato i carabinieri sembrava essere sulle prime un grosso sacco nero dell’immondizia. 

Era il 13 febbraio 2021 quando Sheila ha trovato la morte tra il piazzale antistante la cava di Pian di Monetto e l’abitazione di Zepponami dell’imputato.

“Sheila, un cane del peso di 50-60 chili, era scappata assieme al figlio di due anni, che invece è stato lasciato libero e all’arrivo dei soccorritori a casa dell’imputato è stato trovato sdraiato vicino alla madre morta, stremato ed esanime per quanto aveva corso dietro al fuoristrada del padrone, che avrebbe potuto caricarli a bordo tutti e due oppure portarsi il guinzaglio lungo cinque metri che aveva invece lasciato a casa oppure chiamare i carabinieri o il servizio veterinario per farsi dare una mano a farli salire a bordo, se quello, come da lui sostenuto, era il problema”, hanno sostenuto sia il pm che le parti civili. 

La bestiola, all’arrivo delle forze dell’ordine, indossava ancora un collare di cuoio, parzialmente risalito sopra un orecchio. “Si è impiccata”, avrebbe detto l’imputato agli uomini dell’arma.

L’ottantenne, interrogato lo scorso 28 giugno, ha provato a buttarla sulla presunta tempesta di neve durante la quale la coppia di cani si sarebbe come volatilizzata . “Una tempesta di neve che nessuno ha visto, mentre nelle foto scattate dai carabinieri a casa dell’imputato si vede appena un leggero manto di neve. Di sicuro l’imputato, all’arrivo dei carabinieri, non era in ambasce per il suo cane, ma era chiuso nella sua macchina, dopo essere sceso per togliere il guinzaglio a Sheila e averlo lasciato a terra vicino al cadavere martoriato della povera bestiola, al cui fianco c’era il figlio, esanime per la corsa fatta”. 

Nessuna giustificazione per pm e parti civili, che al più hanno ipotizzato la possibilità di una diversa qualificazione del reato, invece che uccisione di animale, maltrattamento aggravato dalla morte, come deciso dal giudice che, nel tardo pomeriggio di ieri, ha chiuso il processo condannando l’imputato a otto mesi di carcere con sospensione condizionale della pena e 12mila euro di multa, riconoscendo il diritto degli animalisti, in quanto parti offese dal reato, a ottenere un risarcimento per i danni subiti in seguito a questa triste vicenda. 

Silvana Cortignani


Ottavio Maria Capparella

L’avvocato di parte civile Ottavio Maria Capparella per Accademia Kronos


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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