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Viterbo – Valli a capire gli americani. Anche Cristoforo Colombo che li fece scoprire al mondo pensò che fossero indiani. Non indiani americani, ma proprio quelli del Gange. A Biden, ora, hanno dato una scadenza come al supermercato. Fino al 20 gennaio, quando verrà sostituito dal successore, è ok, ma a Carnevale no.
Così hanno deciso quelli che comandano lui e il suo partito: da Barack Obama a Bill Clinton e consorte, finora, però, tutti disattenti alle defaillances e gaffes dell’ottuagenario detentore delle chiavi di accesso alla cassetta delle bombe atomiche.
In sostanza, lasciano in carica – per di più, in un periodo che dicono di quasi preguerra mondiale. (che Natale ci aspetterà?) – un presidente che considerano inadatto a continuare a farlo.
Henry Kissinger, l’antico segretario di stato americano, che fino a cento anni – quanto visse – ispirò consigliò, politiche, alleanze e pure guerre e colpi di stato un po’ dappertutto, solo con l’Italia disse di volersi astenere da ogni indicazione.
Era il 1974 e, annunciando un’imminente visita a Roma, mise le mani avanti chiarendo che al Quirinale non avrebbe parlato di politica, perché quella italiana, confessò, era per lui troppo difficile da capire. Gli rispose, peraltro, a tambur battente, Indro Montanelli rassicurandolo che non era il solo, perché “a non capirci sono anche cinquantacinque milioni di italiani – tanti eravamo allora – compresi quelli che la fanno”.
A distanza di mezzo secolo, però a consolarci è l’antico adagio del mal comune mezzo gaudio, il quale vale di qua e di là sull’Atlantico.
D’altra parte, non si capirebbe come Bill Clinton, che fu presidente per dieci anni, nell’autobiografia di rito con cui ogni ex inquilino della Casa Bianca si racconta e si fa ricco, cita sì il successore Joseph Biden “Joe” , ma solo perché presente con in occasioni ufficiali. Clinton, peraltro, lo scalzerà poi dalla candidatura ai tempi della precedente presidenza Trump, sostituendolo con la moglie Hillary.
Intervento familiare riparatore? Chissà! Clinton, infatti, se cita Joe solo sei volte e en passant, in ben tredici pagine racconta del rapporto con Monica Lewinsky, la stagista che ne aveva parlato all’amica, Linda Tripp – che registrava – e fu costretto ad ammettere che “quanto aveva fatto era immorale e stupido”. Anche perché, forse per l’entusiasmo del momento, non aveva provveduto a eliminare… le prove.
Ne dovette rispondere alla giustizia, e, quel che è peggio, la cosa creò problemi alla credibilità ed alla governance americana, che poi è anche quella mondiale.
E pensare che Kissinger diceva di non capire noi per certe originalità come le “convergenze parallele”. Delle quali, però, si ricordò poi.
Renzo Trappolini
