Mammagialla – Hassan Sharaf viene trasferito all’ospedale di Belcolle
Viterbo – Caso Hassan Sharaf, uscite le motivazioni della condanna a due mesi e venti giorni di reclusione con sospensione della pena, per omissione di atti d’ufficio, dell’ex direttore del carcere “Nicandro Izzo” Pierpaolo D’Andria.
La condanna è giunta tre mesi fa, davanti al gup del tribunale di Viterbo, assieme all’assoluzione del comandante della polizia penitenziaria Daniele Bologna e del capo matricola Luca Floris. Parti civili con gli avvocati Michele Andreano e Giacomo Barelli i familiari del 21enne egiziano che si è impiccato in una cella di isolamento di Mammagialla il 23 luglio 2018 ed è morto dopo una settimana di agonia, il 30 luglio di sei anni fa, al reparto rianimazione dell’ospedale di Belcolle.
“Il decesso del giovane – si legge – non è in alcun modo soggettivamente ricollegabile alla condotta di D’Andria”.
Ciò non toglie, però, che secondo il giudice Savina Poli sia da ritenersi “provato che la condotta consistita nell’omessa attivazione delle procedure per il trasferimento del giovane Sharaf in un istituto minorile possa aver cagionato un danno, quantomeno in termini di sofferenza morale, ai congiunti del giovane costituiti parti civili (madre, sorella e cugino), una volta appreso che Sharaf – soggetto privato della libertà personale – aveva ricevuto, nell’esecuzione della sanzione penale, un trattamento diverso da quello che, per legge, doveva essergli applicato, rimanendo inoltre, in un istituto in cui aveva manifestato alla madre di non voler permanere; trattasi di danno che appare direttamente ricollegabile, oggettivamente e soggettivamente, all’omissione di cui è stato ritenuto responsabile l’imputato Pierpaolo D’Andria”.
Motivo per cui ai familiari è stato riconosciuto un risarcimento in sede civile.
Hassan Ramadan Mukhaymar Sharaf
Ai familiari è stato riconosciuto un risarcimento da quantificare in sede civile.
Risarcimento simbolico di un euro, come chiesto, all’associazione Antigone onlus, che anche si è costituita parte civile al processo
Sei gli imputati, di cui la procura generale di Roma, nella persona del magistrato Tonino Di Bona, aveva chiesto il rinvio a giudizio.
D’Andria, difeso dall’avvocato Marco Russo, come si ricorderà, lo scorso 27 marzo, è stato condannato in abbreviato per omissione di atti d’ufficio, ma assolto dall’accusa di omicidio colposo, per la quale il gup Savina Poli ha rinviato a giudizio l’agente responsabile della sezione d’isolamento Massimo Riccio e la dottoressa di medicina protetta Elena Ninashivili, che hanno scelto il rito ordinario, mentre è stata stralciata per motivi di salute la posizione di un altro medico.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

