Viterbo – Cani incrociati coi lupi, la verità dell’allevatore Armando Tiberi nel corso di una lunga diretta Facebook: “Tutti i cecoslovacchi hanno sangue di lupo”. Il quarantenne è pronto a ricorrere in appello contro la condanna. Nel frattempo ha querelato per diffamazione aggravata un’animalista e denuncia i molteplici attacchi sui social: “Anche nei confronti della proprietaria di un cane cecoslovacco nato nel mio allevamento”.
La diretta Facebook dell’allevatore Armando Tiberi
“Sono vittima di calunnia”. Prosegue la sua battaglia Armando Tiberi, l’allevatore quarantenne di cani cecoslovacchi che lo scorso 21 luglio è stato condannato in primo grado dal tribunale di Viterbo a quattro mesi di arresto e 18mila euro di multa, con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato, per avere commercializzato cani cecoslovacchi ibridi incrociati con lupi selvatici.
La settimana scorsa, nel corso di una lunga diretta Facebook sulla pagina “Wild Instinct kennel”, è tornato a spiegare la sua verità, ricordando come il processo non sia ancora chiuso, dicendosi pronto a ricorrere in appello contro la sentenza. “Con i miei avvocati, nel frattempo, abbiamo querelato per diffamazione aggravata la portavoce un’associazione animalista”, rivela l’allevatore viterbese, condannato a un risarcimento di 10mila euro alla parte civile Enpa, cui il coimputato ne dovrà versare invece cinquemila.
“Ci sono cose che non si possono dimenticare”, torna a dire Tiberi, ripensando al giorno del blitz dei carabinieri Cites nel suo allevamento, il 15 aprile 2021, quando è scattata l’operazione Cappuccetto Rosso, sfociata nella denuncia a piede libero di Tiberi e di un milanese, anche lui condannato a quattro mesi di arresto e 6666 euro di multa in concorso, che gli aveva venduto una femmina proveniente dalla Russia, che secondo l’accusa non sarebbe stata un cane ma un lupo.
“Quel giorno – ribadisce via social Tiberi – mi sono stati portati via i cani, dichiarandoli lupi, soltanto sulla base visiva di un ‘esperto’ dell’Enci che alla vista dei miei cani cecoslovacchi, li ha dichiarati tutti e 23 lupi selvatici, dopo di che si sono attaccati alle percentuali di sangue di lupo”.
L’allevatore coglie quindi l’occasione per ricordare di essere stato assolto dall’accusa di avere tenuto i cani in condizioni incompatibili con la loro natura: “Solo perché avevano trovato un cane dentro casa, secondo loro un lupo, e un lupo dentro casa non ci può stare. Aggiungo che hanno provato a far passare per la carcassa di un cane morto un osso di bovino che è stato trovato fuori. Abbiamo subito decine di controlli da parte della Asl, intervenuta anche il giorno del sequestro, quando eravamo in fase di trasferimento presso l’attuale allevamento. Ebbene, i tecnici della Asl hanno messo nero su bianco che i cani stavano tutti benissimo, che erano tutti in perfetta salute e che le condizioni dell’allevamento erano accettabilissime“.
Come è noto, gli animali sequestrati furono portati sull’Amiata, dove sono morti due cuccioli e la femmina russa, prima di essere riaffidati dal giudice del tribunale di Viterbo in custodia a Tiberi. “I due cuccioli morti sull’Amiata sono stati sbranati dagli altri cani che erano denutriti, come provato dalle analisi del veterinario. Cinque-sei dei cani sopravvissuti hanno amputazioni, ferite, cicatrici, che rimarranno a vita, senza le orecchie, con le orecchie strappate, i piedi aperti. Tutti i cani sono rimasti traumatizzati, da un punto di vista psicologico. Immaginate un cucciolo che vive a casa, portato sull’Amiata in un recinto elettrificato… “.
Tiberi denuncia i molteplici attacchi sui social. “Come è successo alla nostra amica Marika, proprietaria di un bellissimo cane, Thor, nato nel nostro allevamento. Marika è finita sotto attacco solo per avere pubblicato la foto del nostro cane, del suo cane, che viene dal mio allevamento. Insulti, bestemmie… In realtà chi ci conosce parla bene di noi. Tutti i nostri clienti sono sempre in prima linea per valorizzare il nostro lavoro e soprattutto difenderci a spada tratta”.
Armando Tiberi – I cani cecoslovacchi tornati all’allevamento
“Di cani lupo – sottolinea Tiberi – ce ne sono a migliaia, di varie specie, di varie razze, sono dei wolfdog, cioè dei cani che hanno una percentuale più o meno alta di sangue di lupo, che del suo non determina l’ibrido illegale, altrimenti il cane lupo cecoslovacco sarebbe un ibrido illegale, invece è una razza recente, un cane al cento per cento, che però mantiene all’interno del suo pool genetico, del suo Dna, una percentuale di sangue di lupo variabile tra il 39 e il 35 per cento, in alcuni casi anche del 40 per cento”.
“Questa storia è partita dalle invidie – secondo Tiberi, che da oltre un decennio alleva cani cecoslovacchi e si sente vittime di calunnia – dai conflitti di interesse di altri allevamenti, da una serie di persone che voleva colpire in primis noi e ha tentato tutte le strade possibili e immaginabili per farlo”.
Quindi, riferendosi a circostanze emerse durante il processo, aggiunge: “Hanno sfruttato il fatto di cronaca nera di una signora trovata morta in casa con dei cani cecoslovacchi senza che sia stata nemmeno effettuata l’autopsia. Io come allevatore ne sono totalmente estraneo in quanto nessuno di quei cani coinvolti proveniva dal mio allevamento, eppure hanno cercato in tutti i modi di collegare questa estranea vicenda ai miei cani”
“E hanno soprattutto sfruttato due ragazze che 5-6 anni fa avevano acquistato dei cuccioli da noi. Una di loro è stata vittima di terrorismo psicologico da parte di un gruppo di persone, ha cominciato a diffamarmi, nonostante abbia un cane buonissimo. Le hanno detto che non poteva essere un cane cecoslovacco, perché era troppo bello, era troppo lupoide. Ha sporto denuncia lamentando che scappava al suo richiamo, che non le ubbidiva, che mangiava solo carne cruda ed era un predatore incontrollabile, perché andava a caccia di galline e conigli, visto che lei gli dava solo le crocchette di granturco e mai la carne“.
Silvana Cortignani
Fotogallery: Cani da lupo cecoslovacchi – Il rientro nell’allevamento
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

