Il degrado e l’abbandono del cimitero San Lazzaro
Viterbo – San Lazzaro, cimitero monumentale. Loculi utilizzati come secchi dell’immondizia, erba alta, alberi che spuntano dalle sepolture, marmi rotti e un mare di foglie e aghi. E se non bastasse, una colonia felina ricavata sotto una tomba.
È la condizione in cui versa il cimitero di Viterbo, a nord della città. Una situazione di degrado e di abbandono da far impallidire. Così come domandare: non c’è più rispetto neanche per i morti?
Viterbo – Il degrado e l’abbandono del cimitero San Lazzaro
Girando tra le tombe, lungo i viali, è pieno di aghi e foglie. Un fiume. Disseminati anche a mucchi. Una specie di tappezzeria. Abbassando o alzando gli occhi, la differenza è poca, ci si imbatte subito nell’erba alta oppure in quella che cresce sui cornicioni. L’erba invade le ombre e gli spazi che le separano. Qua e là pure qualche bottiglia di plastica accartocciata. Bisogna inoltre stare attenti pure a come si cammina. perché le buche per terra non mancano e non è poi così difficile ficcarci il piede.
Viterbo – Il degrado e l’abbandono del cimitero San Lazzaro – Il loculo trasformato in un secchio dell’immondizia
Si incontrano poi dei cavi dell’elettricità alla rinfusa, come pure alberi che spuntano dai muri e radici che si infilano nei loculi. Loculi vuoti che, in un paio di casi, almeno quelli in cui ci si è imbattuti, sono diventati veri e propri bidoni dell’immondizia. Ceri, scopette, scope, contenitori per l’acqua. Buttati in fondo, irraggiungibili, lasciati lì, in bella vista, come se nulla fosse.
Viterbo – Il degrado e l’abbandono del cimitero San Lazzaro – La tomba che è diventata una colonia felina
Dai muri sopra le tombe si affacciano sterpaglie, rami e un intreccio tale di filamenti legnosi che col tempo hanno formato delle vere e proprie liane.
Viterbo – Il degrado e l’abbandono del cimitero San Lazzaro
Infine, una tomba degli anni ’30-40 del secolo scorso è diventata una colonia felina. Tre le ciotole appoggiate alla base, direttamente sotto la sepoltura, per far bere e mangiare i gatti.
Daniele Camilli
Fotocronaca
































