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“Far diventare il peperino cemento, non è fare un buon servizio alla nostra pietra e nemmeno alle mura”

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Viterbo - I nuovi marciapiedi

Viterbo – I nuovi marciapiedi


Viterbo -Riceviamo e pubblichiamo – Peperino, pietra di Viterbo. Credo di saperne qualcosa di pietre, perché ho avuto la fortuna di frequentare contemporaneamente sia l’Accademia, diplomandomi in scultura, sia i laboratori dove gli scalpellini lavoravano il peperino. Questo doppio insegnamento è tornato sicuramente utile quando mi sono trovato a dovermi misurare con l’urbanistica attraverso le fontane in pietra.

Da quella realizzata per il Nunzio apostolico del Madagascar, alle altre per la Sardegna, Umbria e nel Lazio non sono mancate le esperienze dirette con il territorio. Questo bagaglio progettuale, materico e culturale mi ha permesso di entrare sempre più in contatto con gli aspetti comportamentali dell’individuo che si trova a fruire dell’opera pubblica. Questo perché sono sempre stato presente, facendo il manovale, quando i muratori montavano le parti dell’opera. Così ho potuto ascoltare i commenti senza che qualcuno sapesse che fossi io l’autore. 

“Conoscere la pietra significa rispettarla e valorizzarla nel suo utilizzo”. Non sono le parole di un grande architetto ma quelle del mio maestro scalpellino Vittorio di Soriano nel Cimino. Sono parole che non ho mai dimenticato, come non ho mai dimenticato il concetto di urbanistica: “Spazio collettivo del rituale umano”.

Mi chiedo se ultimamente, la nostra pietra locale, di cui il nostro territorio è ricco, sia stata valorizzata e utilizzata nel migliore dei modi. Il mio maestro scalpellino purtroppo è morto, ma come rimproverava me quando sbagliavo, non avrebbe risparmiato critiche al tipo di utilizzo che è stato fatto del peperino, ignorando completamente la natura di questa pietra che, per essere valorizzata, necessita di accorgimenti importanti.

Il peperino dal punto di vista visivo è il grigio che viene intercettato dalla rodopsina presente nei bastoncelli della retina e non dai fotopigmenti dei coni che nell’area retinica sono in netta minoranza.

La porpora retinica (rodopsina) ha un’alta risposta per l’acromatico grigio, visto che vengono coinvolte tutte le cellule recettive dei bastoncelli. Significa che il grigio viene assorbito rapidamente e uniformato come colore di fondo: vero è che il grigio è il colore neutro per eccellenza. Non è dunque un colore che si impone ma una dimensione cromatica che accoglie.


Fiorenzo Mascagna

Fiorenzo Mascagna


Nella teoria del colore viene definito colore vampiro perché non ha complementare, quindi tende ad assumere come complementare quello del colore che accoglie.

Quando un campo grigio, quindi anche il peperino, accoglie il verde, tende ad apparire rossastro, quando accoglie il rosso diventa verdastro. È la legge della simultaneità complementare, non si tratta dunque di opinioni personali. Il problema dell’assenza di complementarietà da parte del grigio si traduce in difficoltà percettiva a rilevare la profondità. Questa è la ragione per la quale il rilievo in peperino deve essere molto marcato per essere visibile: soprattutto deve usufruire di sottosquadri e ombre.

L’ultimo problema da dover risolvere ce lo fornisce la legge di semplicità della percezione visiva ed il relativo calcolo di previsione che il cervello compie quando si trova di fronte due immagini simili: tende a riconoscere per prima quella che meglio conosce. Un lastricato di peperino non intervallato da fughe rossicce o erbose, viene registrato dal sistema cerebrale come cemento, perché il cemento è più presente all’interno del tessuto urbano.

Questa è la ragione per la quale gli abitanti di Viterbo, vedendo l’intervento attorno alle mura, hanno pensato che si trattasse di cemento. Far diventare il peperino cemento non è fare un buon servizio alla nostra pietra e nemmeno alle mura che non ne traggono alcun vantaggio visivo.


Viterbo - La passeggiata ecologica sotto le mura medievali

Viterbo – La passeggiata ecologica sotto le mura medievali


La nostra pietra, proprio per la sua caratteristica mimetica non è decorativa, ma può splendidamente partecipare alla decorazione, quando è ben dosata e valorizzata nelle sue caratteristiche di luminosità date dalla presenza di silicio. Occorre conoscere meglio le caratteristiche del nostro materiale lapideo, perché soltanto così è possibile valorizzarle. Dopo tutto la pietra, in quanto incontro tra uomo e storia, è pur sempre la carta di identità di qualsiasi territorio. Diceva Edgard Degas: “Dipingere è facile se non sai come si fa, ma molto difficile se lo sai”.

Queste poche informazioni, credo un contributo utile per operare al meglio nel tessuto urbano, sono sempre state disponibili e a portata di mano.

Ero un giovane docente di Teoria della percezione e Psicologia della forma quando registrai un’intera puntata sul peperino “I mestieri d’Italia” per Rai 3.

Queste competenze le conosce anche la sindaca Chiara Frontini, insieme alla quale, una decina di anni fa organizzai un convegno sulle fontane di Viterbo e sulla pietra locale. A quell’incontro, che avrebbe dovuto essere il primo di una lunga serie, non ci fu seguito ma e le cose che scrivo adesso sono quelle che dissi allora.

Visti i risultati non mi pare che siano servite a molto e di certo nessuno è venuto a chiedermi consigli.

Fiorenzo Mascagna
designer scultore


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