Dies Natalis a piazza San Sisto
Viterbo – “La superficie di Dies Natalis è il doppio di Gloria”. Mirko Fiorillo è l’imprenditore che si occupa della costruzione della nuova macchina di Santa Rosa ideata da Raffaele Ascenzi in vista del trasporto del 3 settembre. Assieme a Mirko, ci sono anche il padre Vincenzo, il fratello Alessio e il nipote Lorenzo, la terza generazione dei Fiorillo. Un’impresa che, come racconta Mirko, “ha sempre lavorato a testa bassa e con umiltà. mettendosi sempre in gioco, senza sentirsi mai arrivati”.
Trenta le persone che hanno lavorato alla costruzione della nuova macchina di santa Rosa. Una filiera tutta made in Viterbo.
Viterbo – Mirko Fiorillo
Quali sono le principali novità tecniche di Dies Natalis rispetto a Gloria?
“La novità più importante è quella del traliccio, che non è più di ferro ma di alluminio. Interamente. Una novità anticipata da Sinfonia d’Archi. Novità che Dies Natalis riprende. L’alluminio lavora in maniera diversa rispetto al ferro, è più elastico, più morbido. Dopodiché, la superficie di Dies Natalis è il doppio di quella di Gloria. Se ipoteticamente dovessimo metterle entrambe su un piano, l’attuale macchina ha il doppio dei metri quadrati rispetto a quella precedente. Si tratta infatti di una macchina più lavorata e con molti dettagli. tant’è vero che Gloria l’abbiamo fatta in 100 giorni, mentre per Dies Natalis ce ne sono voluti 150”.
Quanti sono gli elementi architettonici di Dies Natalis?
“Ci sono innanzitutto 49 sculture, tra cui 3 statue di santa Rosa, e 24 pinnacoli. Inoltre la macchina è composta da 5 pezzi, la base più quattro tronchi. Gloria era invece composta da 4 pezzi. L’altezza, come da protocollo, è 28 metri, così come, sempre da protocollo, deve pesare 50 quintali con una tolleranza del 5%. Può quindi pesare fino a 52 quintali, 5200 chili”.
Quali sono state le principali difficoltà nel costruire la nuova macchina di santa Rosa?
“Dies Natalis è una macchina molto lavorata. La bravura è stata quella di lavorare in team tutti nella stessa direzione. E parlo Mastro, Rocchetti e Daniele Tommasi. Daniele è l’elettricista, il nostro eroe silenzioso. Un ragazzo in gamba che dà colore alla macchina. La persona che, la sera del 3, sta sempre all’interno della macchina di santa Rosa e comanda i giochi di luce, i quadri, il gruppo elettrogeno. Qualsiasi cosa succede in corso d’opera, lui lo risolve. Non solo, dar vita a un team significa dar vita a una squadra caratterizzata dall’armonia di vedute. E non è semplice”.
Viterbo – Santa Rosa – Il montaggio di Dies Natalis a San Sisto
Quante persone hanno lavorato alla costruzione della macchina?
“Alla costruzione della macchina hanno lavorato 30 persone in tutto”.
E quali sono le professionalità intervenute?
“Le professionalità sono tante. Costruttori, ideatore, fabbri, saldatori, scultori, decoratori. Sono state poi fatte opere di lattoneria, ossia il rivestimento di lamiera del traliccio”.
Quante ore al giorno avete lavorato?
“Abbiamo seguito la costruzione della macchina passo dopo passo, tutti i giorni. Senza orario, ad oltranza. Come minimo 8-10 ore al giorno”.
Da dove vengono le realtà economiche che hanno lavorato alla costruzione della macchina?
“Le realtà economiche che hanno partecipato alla costruzione di Dies Natalis sono tutte del territorio. Abbiamo creato una vera e propria rete che si è avvalsa di esperienze pregresse. Avevamo infatti già lavorato insieme in altre situazioni. E da lì abbiamo trasferito questo rapporto di collaborazione sul fronte della nuova macchina di santa Rosa. Una filiera che già esisteva. Non solo, ma anche a livello logistico siamo tutti a un chilometro di distanza gli uni dagli altri”.
E quali sono i vantaggi che questo comporta? Mi riferisco all’essere vicini gli uni agli altri.
“Basta immaginare cosa significa fare un traliccio ad esempio a Roma e portarlo a Viterbo. I tempi si sarebbero irrimediabilmente allungati. Dopodiché, fare tutto made in Viterbo, cosa che ci riempie di orgoglio, significa anche dare prova che dal punto di vista imprenditoriale la nostra città non è seconda a nessuno”.
Macchina di Santa Rosa – Dies Natalis trasportata a San Sisto
Tutti questi anni di costruzione della macchina di santa Rosa cosa ha insegnato all’impresa Fiorillo?
“Ogni macchina che si costruisce è una novità. Una storia a se. E anche se hai esperienza, l’insegnamento è quello di rapportarsi alla costruzione come se non l’avessimo mai fatto. È come il primo giorno di scuola. Bisogna mettersi sempre in gioco e non sentirsi mai arrivati. E soprattutto lavorare a testa bassa e con umiltà”.
Macchina di Santa Rosa – Dies Natalis trasportata a San Sisto
La paura più grande in vista del prossimo trasporto?
“La paura più grande è che qualcosa non funzioni, anche la minima cosa. Il nostro obiettivo è che funzioni tutto alla perfezione. Dall’impianto elettrico al gruppo elettrogeno”.
Ad oggi, invece, quale è stata l’emozione più grande?
“Sono state due, finora, le emozioni più grandi. La prima, la prova del traliccio del 7 luglio. Lì ho visto la macchina quasi al completo, e soprattutto sulle spalle dei facchini. La seconda, ieri, quando ho visto la macchina completamente assemblata”.
Daniele Camilli
Multimedia: Fotocronaca: Santa Rosa – Dies Natalis è pronta per il trasporto – Video: Macchina di Santa Rosa – Dies Natalis è pronta per il trasporto del prossimo 3 settembre
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