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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ovunque scatti di vip in ospedale, ma a Belcolle pretendevano di vietarmi foto con mia madre ricoverata. In una Italia in cui non passa giorno che foto di artisti, influencer e sportivi ricoverati in ospedale vengano pubblicate ovunque, a partire dai social, a Belcolle hanno provato a vietarmi una foto di famiglia.
Una foto con la mia anziana mamma ricoverata, miracolosamente migliorata dopo essere stata data per spacciata, da mostrare alla madre di mia moglie che non può venire a farle visita.
Un episodio surreale. È successo mercoledì durante l’orario di visita in un reparto del nosocomio viterbese, dove una sanitaria con tono ingiustificatamente aggressivo ci ha detto che fare foto era vietato, piombando a piedi pari in un momento di vita assolutamente privato.
Inutile farle notare che ovunque ci sono foto felici di bimbi neonati tra le braccia delle mamme subito dopo il parto. A partire dagli ultimi e primi nati dei telegiornali di Capodanno. E che abbondano ovunque scatti e autoscatti di pazienti più o meno famosi in ospedale.
Ma niente. L’inflessibile e solerte guardia in camice bianco è andata ad allertare una superiora. Sicché poco dopo in camera si è precipitata una dottoressa che mi ha beccato in flagrante, ma non per caso, a scattare foto della mamma, ribadendo il concetto: “È vietato”. A quel punto le ho spiegato che, già che c’ero, stavo fotografando il braccio gonfio della mamma a causa di un problema con la flebo da me segnalato perché non se ne erano accorti e anche il suo letto con le lenzuola sporche perché non era stato cambiato.
Mi chiedo a che titolo e con quale diritto si possa interferire con la privacy di un nucleo familiare di un paziente, tanto più anziano, in un contesto delicato come quello di un ricovero ospedaliero, mettendo gli utenti in condizione di dovere dare spiegazioni a dei perfetti estranei di fatti privati e personali che nulla hanno a che fare con la terapia e la degenza.
Potrebbe essere che la spinta sia stato il pensiero che quelle foto potessero rivelare peccati in mancate opere e omissioni e non semplicemente un momento di affetto e tenerezza di un figlio che abbraccia una mamma la cui vita, per motivi anagrafici, è appesa a un filo?
Peccato, l’azienda sanitaria ci avrebbe guadagnato in professionalità, oltre che umanità.
F.P.
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