Viterbo – “Carenza d’acqua alle Terme dei Papi: difficile un accordo con il comune, da tempo non abbiamo un confronto. Per trovare un punto di incontro dovrebbe risarcire 36 milioni di euro e far tornare a regime l’impianto con l’afflusso di 35 litri al secondo di acqua termale”. Marco Sensi, titolare delle Terme dei Papi insieme a Fausto e Massimiliano Sensi, è chiaro e risoluto nei confronti dell’amministrazione Frontini.
Viterbo – Marco Sensi
Quello che Marco Sensi sottolinea è una mancanza di dialogo e confronto su un tema di notevole importanza per l’impianto ma anche per la stessa città dei Papi: la carenza d’acqua che sta interessando ormai da anni la struttura termale di proprietà comunale e gestita dalla famiglia Sensi.
Per capirne l’origine bisogna risalire al 2014 quando il comune con una delibera impose delle limitazioni sugli emungimenti di acqua alle Terme dei Papi. Una restrizione a cui in parallelo si era accompagnato il prosciugamento del Bullicame. Conseguenza ne fu il ricorso, da parte della famiglia Sensi, prima al Tar e poi successivamente al Consiglio di stato. Ma comunque la carenza di acqua termale in 10 anni ha comportato un danno di 36 milioni di euro.
Da anni però ormai si trova a fare i conti con una carenza d’acqua. A quando risale questa problematica?
“Premetto che la concessione allo stabilimento termale prevede la fornitura in totale di 35 litri al secondo (lt./s.), 24 dalla sorgente del Pozzetto e circa 10 dal Bullicame.
La delibera del 2014 fu fatta alla cieca, in maniera scellerata. Andava a limitare l’acqua allo stabilimento di proprietà comunale, contrariamente a tutti gli accordi convenuti e sottoscritti. Rimase però effettivamente fine a se stessa e nessuno ha mai dato seguito a quella delibera.
Di fatto però si verificò il prosciugamento della sorgente del Bullicame. Infatti dal 2014 noi non abbiamo più i 35 lt./s. necessari di acqua per la funzione a regime dell’impianto. Questo perché all’epoca fu fatta una perforazione abusiva e di conseguenza il Bullicame si seccò. Perdemmo 10 lt./s. di acqua di colpo e il pozzetto calò di portata.
Poi c’è stato il ricorso al Consiglio di stato…
“Esattamente. Il ricorso al Consiglio di stato fu fatto per far riconoscere la validità degli addenda, ossia delle precisazioni che furono fatte con il comune dopo il contratto inziale che garantiva l’acqua e il fango, sennò non sarebbe potuto partire l’investimento. Con la sentenza, con cui il Consiglio di stato si è espresso nel 2021 e ci ha dato ragione, si è chiarito che gli addenda sono validi e che quindi il comune deve garantire acqua termale allo stabilimento con assoluta priorità su tutti gli altri impianti. Di fatto è stato stabilito che il regime di afflusso deve essere di 35lt./s perché sono state riconosciute le perizie fatte nel tempo, tra cui una che appurò che servivano almeno 35 lt./s. per svolgere al meglio tutti i servizi dello stabilimento.
Le precedenti amministrazioni avevano il beneficio del dubbio perché c’era in ballo se fossero validi o meno gli addenda. Ma con la sentenza sono stati sciolti i dubbi. Il punto è quindi che ad oggi il comune, pur avendo la certezza di una sentenza, continua a non fare niente. E questo ci rende molto perplessi. Anche perché ora al Bullicame l’acqua è tornata, il pozzo abusivo è stato chiuso. Ma il comune continua a non fornire acqua allo stabilimento, rendendo di fatto il comune inadempiente e creando danno alla città”.
Una vicenda che vi ha visti costretti a fare ricorso anche al Tar?
“In questo caso però si tratta di un discorso diverso perché ci siamo rivolti al Tar per le concessioni del fango. E stiamo ancora aspettando la sentenza. Siamo stati costretti a fare ricorso perché hanno fatto una concessione del fango che veniva rilasciata per due anni, legata a un progetto pilota per il ciclo di recupero del fango. Ma non puoi legare la concessione, che ci spetta di diritto fino al 2033, a un progetto pilota. Un progetto pilota che tra l’altro è comunque inattuabile in alcune sue parti a nostro modo di vedere le cose”.
Ma, tornando alla carenza di acqua, qual è la situazione ad oggi? Quante acqua ha a disposizione la struttura termale?
“Ad oggi sulla carta l’impianto dispone di 24 lt./s. provenienti dal Pozzetto, ridotti a 19 per problemi di pressione. Mancano poi i 10 lt./s. dal momento che dal Bullicame non arriva acqua. Ma è paradossale perché ora dal Bullicame si potrebbe attingere. Solo che c’è la condotta ostruita dal calcare, ma il comune potrebbe comunque intervenire”.
Quindi cosa chiedete al comune?
“In pratica adesso il comune dovrebbe dare l’autorizzazione per rifare la condotta in modo da poter un giorno riattingere dal Bullicame, riottenendo così all’incirca 10 lt./s., e in più chiediamo di pompare dal Pozzetto almeno i 24 lt./s. concessi su carta da questa sorgente allo stabilimento. Fino a che il comune non ci risponde su questo i danni possono solo che aumentare”.
Con l’attuale amministrazione è possibile un dialogo?
“Da tempo non abbiamo più avuto un confronto con la sindaca. Un dialogo che manca da circa un anno. Lei continua a dire che c’è un margine di accordo, ma io non lo vedo possibile. Anche perché da oggi in poi si può trovare un punto di incontro, ma rimane comunque il danno di 36 milioni. L’accordo lo vedo lontano. Per trovare una sintonia il comune dovrebbe risarcire 36 milioni di euro e far tornare da oggi a regime l’impianto con l’afflusso di 35 lt./s. di acqua termale”.
Anche perché questa carenza d’acqua ha comportato problemi alla struttura che si è vista costretta a limitare i servizi da poter offrire ai cittadini. Quali le difficoltà riscontrate?
“Abbiamo dovuto chiudere dei reparti con conseguente dismissione dei relativi servizi. Ad esempio è stato eliminato il reparto di fisioterapia, che era apprezzatissimo con la piscina di riabilitazione. Sono stati cancellati dei massaggi sotto doccia, è stato ridotto il numero dei fanghi disponibili al giorno. Il lunedì pomeriggio chiudiamo una piscina mezza giornata prima. Abbiamo due reparti pronti con servizi nuovi, ma che rimangono fermi per mancanza di acqua termale. Il danno è concreto e tangibile. Il comune dovrebbe supportare e tutelare il complesso termale, motore di economia e turismo, ma sta succedendo tutto il contrario”.
Maurizia Marcoaldi
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