Viterbo – “Uccisi dal lavoro, rimetteremo la targa rimossa a piazza della Repubblica”. Luca Paolocci, rappresentante Cobas Viterbo.
“Non solo – continua Paolocci – una targa, così come già fatto, tutte le volte che sarà necessario. Non rimarremo in silenzio, perché vogliamo gridare a tutti che la nostra vita viene prima di qualsiasi profitto”.
Viterbo – Luca Paolocci, sindacalista Cobas
I Cobas di Viterbo stanno poi “lavorando – dice il rappresentante dei Cobas – a una mostra aperta alla città e al territorio sul tema delle morti sul lavoro. Parleremo anche ai ragazzi, che con l’alternanza scuola lavoro perdono la vita mentre ancora studiano. Consapevoli di come salute e sicurezza dipendano innanzitutto da una corretta formazione sui rischi della propria mansione”.
“Non basta rimuovere una targa – spiega Paolocci – i lavoratori uccisi continuano a pesare di tutti. Tristemente, avevamo già preso atto della rimozione, speriamo involontaria, della targa in memoria dei lavoratori che hanno perso la vita sul lavoro. Abbiamo scelto piazza Repubblica, per la targa e i presidi sulla sicurezza, perché proprio da uno dei balconi soprastanti, un lavoratore è precipitato nel vuoto mentre sistemava gli infissi”.
Viterbo – La targa scomparsa
“Far sparire un nome, una storia, una vita, così come una targa, non è certo sufficiente a far sparire il problema – sottolinea poi Paolocci -. Nei primi sei mesi del 2024, i lavoratori uccisi sono stati 469, di cui 105 nel tentativo di raggiungere il proprio luogo di lavoro. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, c’è stato un incremento del 5%, con una media di 78 morti al mese. Il Lazio con 39 morti viene subito dopo Lombardia (64 morti) ed Emilia Romagna (41 morti)”.
Viterbo – Il punto della piazza in cui si trovava la targa
“Come Cobas – prosegue Paolocci – siamo al fianco dei lavoratori nella denuncia dei rischi sul lavoro, la maggior parte dovuti alla mancanza di sicurezza, a partire dai dispositivi individuali, passando da carichi e ritmi eccessivi, fino alla manomissione dei macchinari per produrre il più possibile. Il primo passaggio, che concordiamo con i lavoratori, è la segnalazione agli enti preposti. Se non fosse sufficiente, mettiamo in campo tutte le azioni di lotta necessarie, bloccando le lavorazioni finché la sicurezza non venga garantita”.
Daniele Camilli
– Piazza della Repubblica, che fine ha fatto la targa dedicata ai morti sul lavoro?


