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Quando Viterbo era Liberty e bella…

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Viterbo - Viale Trieste - Il palazzo del Cefas

Viale Trieste – Il palazzo del Cefas


Viterbo – Quando Viterbo era Liberty e bella e si stagliava lungo viale Trieste in un susseguirsi di abitazioni e ville tutt’ora visibili e, ancora oggi, decisamente belle.

Un percorso che merita, anche se solo dall’esterno. Le abitazioni sono private. Ma rendono bene l’idea di una città che voleva essere diversa e prendere, fuori dalle mura del centro storico, una forma diversa. Espressione di una borghesia cittadina che, conquistata da poco l’Unità d’Italia, cercava, sull’onda, più che altro l’eco, del Risorgimento di darsi forma compiuta diversa dal passato pontificio e in linea con i tempi. Forse uno degli ultimi tentativi per restarne al passo.


Viterbo - Viale Trieste - Il palazzo del Cefas

Viterbo – Viale Trieste – Il palazzo del Cefas


Liberty, o Art Nouveau. Un movimento artistico, architettonico e filosofico che si sviluppò tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento, durante l’ultimo periodo della Belle Époque. Poi le guerre. E le speculazioni edilizie, che fecero il resto. Distruggendo, in molti casi, diverse testimonianze di questo momento artistico che, invece, a Viterbo, lungo viale Trieste, ancora si conservano. In alcuni casi, magnificamente. 


Viterbo - Viale Trieste

Viterbo – Viale Trieste


Uno stile, quello Liberty, che ebbe la sua prima testimonianza in Italia a Palermo a fine Ottocento e nel 1902 all’Esposizione internazionale d’arte decorativa moderna di Torino. Il critico d’arte Ugo Ojetti scrisse: “Lo stile moderno ripete due caratteri speciali: quello d’incastrare le porte fra due alti piloni a piramide tronca, spesso sormontati da statue, spesso accimati da un’enorme voluta ionica; e quello di far le porte e le finestre ovoidali o rotonde invece che rettangolari. Quando accetta, per eccezione o per necessità di chiusura, queste porte d’antica e logica forma, non manca mai di rinchiuderle a loro volta dentro un’altra apertura ovoidale o rotonda. Nel resto, è libero: e forse soltanto per questa sua libertà, crede d’essere moderno”.


Viterbo - Viale Trieste

Viterbo – Viale Trieste


Oppure, nel 1914, Renzo Canella, per Hoepli: “Lo stile liberty non fu che un tentativo di applicare alle linee architettoniche quelle decorative. Esso fu iniziato in Inghilterra per opera d’un negoziante di drapperie chiamato Liberty e si attenne particolarmente alla linea retta terminante in una curva aggraziata ed elegante”.


Viterbo - Viale Trieste - Il palazzo del Cefas

Viterbo – Viale Trieste – Il palazzo del Cefas


Uno stile che a Viterbo si intrecciò con la nascente borghesia risorgimentale cittadina che tra otto e Novecento mise a segno tutta una serie di colpi, da Schenardi al teatro dell’Unione fino a pratogiardino Lucio Battisti all’ex Onmi sopra il Sacrario e via Marconi, che meriterebbero di essere indagati a fondo, per riscoprire la città al di là del medioevo e quella fuori le mura. Le bellezze che conserva e la storia di cui si fa portavoce. Una via, viale Trieste, che, se si vuole, si aggancia a pratogiardino. Disegnando un percorso unico. Un discorso organico. Fatto di verde, monumenti e architetture. Dal busto di Giuseppe Mazzini, non caso in primo piano rispetto a quelli di Vittorio Emanuele, Cavour e Garibaldi, al palazzo del Cefas alle porte della Quercia.

Daniele Camilli


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