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Accusato di violenza su bimba di 5 anni: “Non sono un pedofilo, le ho solo fatto una carezza sui capelli e detto ‘ciao piccolina’”

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Paola Conti

La pm Paola Conti

Francesco Oddi

Il presidente della corte d’assise Francesco Oddi

Walter Pella

L’avvocato di parte civile Walter Pella

Civita Castellana – Accusato di violenza sessuale aggravata su una bimba di 5 anni che avrebbe baciato sulla bocca davanti alla madre, nega: “Non sono un pedofilo, le ho solo fatto una carezza sui capelli e detto ‘ciao piccolina’”. Ieri l’interrogatorio di un quarantenne che rischia fino a 20 anni di carcere. Non dovrà invece testimoniare al processo la piccola, che non ricorda nulla. 

La mamma disse che l’imputato aveva baciato sua figlia in bocca dopo averle accarezzato in maniera equivoca i lunghi capelli. Lui, durante il lungo interrogatorio cui è stato sottoposto ieri in aula, ha sostenuto di averle fatto “soltanto una carezza sui capelli” e di averle detto “ciao, piccolina”.

La parola dell’uno contro quella dell’altro. Non ci sono testimoni e la piccola non ricorda nulla dell’episodio, denunciato la sera stessa dalla madre, che sarebbe avvenuto verso le sei di pomeriggio, il 22 ottobre 2019, in occasione di un incontro casuale vicino al parco di Civita Castellana.

In seguito alla denuncia ai carabinieri, un muratore 43enne romeno, connazionale della madre e amico del fratello della donna – sposato e padre di cinque figli – è finito a processo per violenza sessuale aggravata davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo, rischiando una condanna fino a venti anni di carcere, col raddoppio della pena dovuto all’inasprimento della normativa, data l’età inferiore ai dieci anni della presunta vittima.

Il processo è ripreso con la deposizione della psicologa forense e psicoterapeuta dell’età evolutiva Marilena Mazzolini la quale, illustrando le conclusioni della perizia affidatale dal tribunale, ha confermato quanto già riferito dalla madre, parte civile con l’avvocato Walter Pella, e cioè che la minore non ricorda nulla dell’episodio, concludendo per la “parziale capacità a rendere testimonianza” al processo.

“Manca l’elemento principe, il ricordo”, ha sottolineato la Mazzolini, per cui sia la pm Paola Conti, sia il legale di parte civile Pella hanno rinunciato all’interrogatorio della minore. “Non ricorda cose avvenute prima dei suoi sei anni, età di passaggio da una fase di sviluppo all’altra. Ormai non ricorderà più, perché gli adulti non recuperano i ricordi d’infanzia che non sono nei circuiti della memoria”, ha sottolineato la perita.

Come detto, l’imputato, difeso d’ufficio dall’avvocato Silvia Grassi, ha negato di avere baciato la minore e anche che fosse ubriaco, nonostante i numerosi precedenti per condotte poste in essere in stato di ubriachezza confermati in aula da un carabiniere.

“La bambina era con la madre, del cui fratello sono amico. È stata la stessa piccola a venirmi incontro, al che le ho fatto una carezza sulla testa, sui capelli, dicendole ‘ciao, piccolina’ e niente altro”, ha ribadito più volte, spiegando che all’epoca abitava con la sua numerosa famiglia nei pressi e che era andato al parco per recuperare i figli dopo il lavoro. Sarebbero stati presenti anche i figli, lasciati dalla moglie lì a giocare dopo l’uscita pomeridiana delle 16 da scuola. 

La moglie, cui l’imputato non avrebbe riferito niente tornando a casa dal parco coi bambini, il giorno successivo sarebbe stata affrontata dalla madre della presunta vittima fuori scuola. “Davanti a una settantina di genitori, mi ha rivolto insulti irripetibili, urlando parolacce di ogni genere e dicendomi ‘tuo marito deve stare buono con mia figlia’”, ha raccontato, negando di avere mai mandato tramite Facebook un messaggio di minacce in lingua romena alla donna. 

Al termine dell’udienza, caratterizzata dalle numerose domande poste ai testi e all’imputato dalla corte d’assise presieduta dal giudice Francesco Oddi, il processo è stato rinviato a dicembre per la discussione. 

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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