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Carabiniere rapinato e pestato, si difende la presunta complice viterbese dei giostrai…

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Oriolo Romano – (sil.co.) – “La macchina l’avevo noleggiata per mia cugina”. Ha tentato di difendersi così, ieri davanti al collegio, la viterbese finita a processo per rapina e furto aggravato in concorso con i due giostrai di Cerveteri accusati di sei colpi messi a segno tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, tre a Roma e tre a Oriolo Romano, tra cui la rapina con pestaggio ai danni di un carabiniere dell’8 gennaio di quattro anni fa. Il giorno successivo la donna si sarebbe tradita tentando di fornire un alibi falso ai banditi in cambio di un Rolex d’oro. 


Carabinieri

Carabinieri – foto di repertorio


“Perché ne ha denunciato il furto, se l’aveva noleggiata per sua cugina?”, è stato chiesto all’imputata, incastrata proprio da quella querela sporta il giorno dopo il pestaggio del carabiniere di Oriolo Romano.

L’imputata, difesa dall’avvocato Luigi Mancini, a un certo punto ha cominciato a parlare al plurale, parlando di “loro” e di “quei due”, tornando al singolare per dire: “Perché mia cugina non mi rispondeva al telefono, allora mi sono preoccupata e mi sono inventata che ero uscita con delle amiche, che avevo bevuto e che non mi ero ricordata più dove avessi lasciato parcheggiata l’auto”.

L’auto era stata noleggiata dalla stessa imputata a Ladispoli, in tutto tre volte – il 29 novembre 2019, il 19 dicembre 2019 e il 2 gennaio 2020 – ma sempre utilizzata dai due giostrai, come confermato dalla sovrapposizione dei tracciati Gps e delle celle telefoniche dei tre.

Il giorno dopo la rapina al carabiniere, la donna provò a fornire un alibi ai banditi, secondo l’accusa in cambio di 4mila euro e di un Rolex d’oro, recandosi presso la questura di via Romiti per denunciare il furto dell’auto a noleggio usata per il colpo, una Fiat Cinquecento bianca. Alla polizia disse che le era stata rubata a Roma, avendola lasciata per sbaglio aperta con le chiavi sul cruscotto.

Peccato che il sistema di tracciamento Gps collocasse la vettura a Oriolo Romano nei pressi della casa della vittima. come ha spiegato il testimone, aggiungendo che furono anche passati al setaccio i filmati della videosorveglianza del paese. La Fiat 500 bianca, lavata e tirata a lucido probabilmente per cancellare ogni traccia dei banditi, fu trovata il giorno stesso della denuncia “abbandonata” nel parcheggio di un lavaggio auto a Manziana.

Secondo l’accusa, i giostrai di Cerveteri si sarebbero resi responsabili di sei colpi: il 12 dicembre 2019 a Oriolo Romano; il 28 dicembre 2019 a Roma; il 29 dicembre 2019 a Oriolo Romano; il 31 dicembre 2019 a Roma; il 2 gennaio 2020 a Roma; l’8 gennaio 2020 a Oriolo Romano. L’ultimo è quello che li ha traditi.

Il processo alla presunta complice è stato rinviato per la sentenza. Nel frattempo è giunto alle battute finali quello alla coppia di giostrai.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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