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“Entrata di capitali privati dentro Talete, presidente Romoli intraprenderemo manifestazioni pubbliche di dissenso…”

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Acqua

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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il tempo è scaduto. Signor presidente della provincia, oltre al tempo è finita anche la nostra pazienza. Il nostro appello rivolto a lei è caduto nel vuoto, visto che, dopo oltre un mese, non abbiamo ricevuto alcuna risposta da parte sua. Ci troviamo quindi costretti a scrivere per l’ennesima volta una lettera di protesta nei confronti della società Talete, e questa volta anche nei confronti della politica tutta, se è vero quanto riportato dalla stampa locale, circa l’entrata di capitali privati dentro tale società.

Sembrerebbe infatti che, il presidente della provincia e numerosi sindaci della Tuscia, abbiano approvato l’ingresso di capitali privati dentro Talete, in barba al referendum del 2011.

Questa decisione, dimostra ancora una volta, come la volontà popolare non conti più nulla quando va in contrasto con gli interessi della politica. Ora, sarebbe bello sapere il perché di tale decisione. Se è stato fatto tutto questo poiché Talete versa in gravi condizioni economiche, ci piacerebbe sapere anche come è stata amministrata nel corso degli anni e dove sono finiti i soldi dei contribuenti.

Inoltre, non si riesce a capire il perché di un tale accanimento terapeutico volto a tenere in vita una specie di società, che nel corso della sua storia ha prodotto solo debiti e caro bollette, facendo diventare l’acqua una cosa per pochi intimi. Noi crediamo di conoscere i motivi di tutto ciò, ma vorremmo che ce lo dicesse chi di dovere.

Nella precedente lettera che avevamo scritto e che era indirizzata al presidente della provincia, chiedevamo un incontro con quest’ ultimo, affinché potesse sponsorizzare le nostre richieste. Alla luce degli ultimi accadimenti abbiamo compreso perché la nostra richiesta è stata ignorata.

Caro signor presidente, come dicevo all’inizio il tempo è scaduto, non è più possibile attendere oltre, ne va degli interessi di migliaia di famiglie che non riescono più a fare fronte agli impegni economici, difronte a tale situazione ci vediamo costretti a passare alle vie di fatto, visto che i nostri appelli, rivolti a lei e al signor prefetto, sono caduti nel vuoto.

Sarà nostra cura intraprendere manifestazioni pubbliche di dissenso nei confronti di questa scellerata politica di sostegno nei confronti di una società che non ha i requisiti per gestire un servizio di primaria importanza come quello idrico.

Se tali iniziative non saranno sufficienti a portare all’attenzione della politica il problema, e soprattutto, se non verrà modificata una legge scellerata come la legge Galli, saremo costretti ad adire alle vie legali per tutelare il nostro sacrosanto diritto di accesso all’acqua.

Comitato cittadino di Valentano per la difesa dell’acqua pubblica


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